Vaccini antinfluenzali ai sanitari del privato accreditato, dietrofront di Regione Lombardia

Vaccini antinfluenzali ai sanitari del privato accreditato, dietrofront di Regione Lombardia: dopo il no alla mozione il dg Trivelli dice “li daremo anche a loro”. Usuelli (Più Europa-Radicali): “Ennesimo esempio di schizofrenia della giunta Fontana. Se è vero, ora ammettano l’errore e ufficializzino questa giusta decisione”

Sono trascorsi due giorni dalla bocciatura in Consiglio Regionale della Lombardia della mozione del consigliere Michele Usuelli (Più Europa-Radicali) che invitava la giunta a superare il limite imposto con la circolare del 17 agosto che impediva agli operatori sanitari del settore privato accreditato di accedere ai vaccini antinfluenzali tramite il sistema pubblico regionale. Invece oggi, 8 ottobre, in conferenza stampa il capo della dg Welfare Marco Trivelli, interpellato da un giornalista, ha detto: “gli operatori sanitari sono tutti uguali per cui questa fornitura (dei vaccini forniti dalla Regione, ndr) sarà messa a disposizione di tutti, anche degli operatori privati”.

Una dichiarazione che appare come una sonora marcia indietro rispetto a quanto sostenuto fino all’altro ieri, peraltro dallo stesso presidente Attilio Fontana, secondo il quale “il settore privato non compete a noi. Noi (le dosi, ndr) le diamo a tutte le persone che la legge ci impone vengano vaccinate”. Invece, per ammissione dello stesso Trivelli tra gli uni e gli altri “non c’è differenza rispetto al rischio di contrarre l’infezione”, per cui gli operatori del settore accreditato hanno diritto tanto quanto quelli del settore pubblico ad accedere alle dosi messe a disposizione da Regione Lombardia.

Il consigliere di Più Europa-Radicali Michele Usuelli, firmatario della mozione respinta in aula martedì con 39 voti contrari e 32 a favore, ha così commentato: “Sono lieto che Regione Lombardia si sia ravveduta sulla decisione di non fornire i vaccini al personale sanitario del settore accreditato, che avrebbe rappresentato una inaccettabile discriminazione oltre che un rischio notevole per la salute pubblica. Ciò non toglie che questo sia solo l’ennesimo esempio della schizofrenia che governa Regione Lombardia, soprattutto sui temi della sanità. La loro incapacità di ascolto delle buone ragioni è tale che il caso ha dovuto acquisire un’eco enorme sulla stampa e si è persino dovuto aspettare che il presidente dell’Ordine dei medici si mobilitasse perché la giunta si rendesse conto di aver commesso un madornale errore. Il risultato raggiunto è una buona notizia, ora però l’assessorato ufficializzi la decisione e riconosca di aver fatto una figuraccia”.

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