Contributo di Marco Giordani

Sulla pubblicità dei consigli municipali
Il diritto alla conoscenza non si fermi ai centri urbani

Tra le battaglie vinte dai radicali, dopo le conquiste su divorzio e aborto, viene sicuramente l’introduzione fin dal 1976 della trasparenza delle assemblee parlamentari, grazie a Radio Radicale.
Richiamando questo antico successo, voglio allora sollevare un tema che ho avuto modo di osservare localmente durante la pandemia e che riguarda la pubblicità dei consigli comunali.
In particolare, una iniziativa in merito mi auguro possa essere spunto per una attenzione di Radicali Italiani – movimento politico urbano se non metropolitano che come parte del Partito Radicale ha spesso trascurato il livello municipale – anche ad una categoria, non secondaria, di “ultimi” e cioè i cittadini dei piccoli comuni (a questo proposito, stiamo concludendo una indagine sulla diffusione delle DAT nel nostro territorio).
Il coinvolgimento dei cittadini alla cosa pubblica, specie in questi decenni di progressivo distacco dalla partecipazione alla politica nazionale, si dice possa riiniziare dalle amministrazioni comunali.
Purtroppo, se pure le assisi – consigli e commissioni – sono per legge pubbliche, ben pochi cittadini vi possono assistere e hanno l’animo di farlo.
Oggi però la tecnologia consentirebbe, con maggiore comodità ed utilità, di usufruire di una pubblicità “da remoto” e soprattutto “differita”.
Essa è in effetti normalmente disponibile per i comuni maggiori, anche se in modalità diverse: limitandomi a quelli intorno alla mia associazione (Rieti, Terni, Roma, L’Aquila, Ascoli Piceno) le registrazioni si trovano: per alcuni comuni sui siti istituzionali, per altri solo su YouTube.
Non sono invece affatto disponibili per nessuna delle relative Province.
Il problema, oltre che per le Province (che come assemblee di secondo livello sono ignorate dai cittadini e vengono loro nascoste), è per i comuni “minori”; in quelli sotto a 5mila abitanti vive il 16% della popolazione italiana e, almeno per la provincia di Rieti, solo alcuni comuni postano dei video sulle loro pagine Facebook.
Questo nonostante l’ANCI abbia messo a disposizione gratuita dei comuni il software GoToMeeting, che consente la registrazione (mentre la visione in diretta sarebbe disponibile con GoToWebinar).
La pandemia può e deve rappresentare per questo una occasione. Se essa ha proibito la tenuta di assemblee in presenza, la combinazione di obbligo di pubblicità e di necessità per la pandemia dovrebbe rendere finalmente possibile la fruibilità pubblica da remoto; per ora e, una volta ottenuto, per sempre.
Purtroppo non è stato così a causa di una incompiutezza del decreto legge “Cura Italia” del 17 marzo 2020 che ha autorizzato gli enti locali a tenere le proprie sedute in videoconferenza; probabilmente pensando che la pandemia si sarebbe risolta in un paio di mesi.
Infatti esso, accanto alla autorizzazione, dispone anche che la videoconferenza si possa fare purché sia data adeguata pubblicità. Adeguata pubblicità che è un obbligo di legge dal TUEL. Il problema è anche la postilla “secondo le modalità individuate da ciascun ente” il che lascia agli enti una eccessiva libertà su come, dove e quando rendere pubblici i lavori.
Inoltre la condizione “ove previsto” introduce una ambiguità. Io ritengo che fosse relativa alla citazione delle riunioni di Giunta, che non sono pubbliche. Ma probabilmente è stata interpretata come opzionalità di “adeguata pubblicità”, il che però andrebbe contro il TUEL.
Per questo, occorrerebbe avanzare una istanza affinché:
• Si regolamenti dove depositare o almeno da dove rendere disponibile l’accesso a queste registrazioni,
• Si indichi un tempo limite in cui andrebbero rese disponibili
• Si inseriscano, tra le riunioni da tenere in videoconferenza – come già avviene – e di cui dare pubblicità, le Commissioni Consiliari, anch’esse pubbliche per il TUEL.

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DECRETO-LEGGE 17 marzo 2020, n. 18
Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19. (20G00034) (GU Serie Generale n.70 del 17-03-2020)

Art. 73

(Semplificazioni in materia di organi collegiali)

1. Al fine di contrastare e contenere la diffusione del virus COVID-19 e fino alla data di cessazione dello stato di emergenza deliberato dal Consiglio dei ministri il 31 gennaio 2020, i consigli dei comuni, delle province e delle città metropolitane e le giunte comunali, che non abbiano regolamentato modalità di svolgimento delle sedute in videoconferenza, possono riunirsi secondo tali modalità, nel rispetto di criteri di trasparenza e tracciabilità previamente fissati dal presidente del consiglio, ove previsto, o dal sindaco, purché siano individuati sistemi che consentano di identificare con certezza i partecipanti, sia assicurata la regolarità dello svolgimento delle sedute e vengano garantiti lo svolgimento delle funzioni di cui all’articolo 97 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, nonché’ adeguata pubblicità delle sedute, ove previsto, secondo le modalità individuate da ciascun ente.

TUEL
Art. 38
Consigli comunali e provinciali
6. Quando lo statuto lo preveda, il consiglio si avvale di commissioni costituite nel proprio seno con criterio proporzionale. Il regolamento determina i poteri delle commissioni e ne disciplina l’organizzazione e le forme di pubblicità dei lavori.
7. Le sedute del consiglio e delle commissioni sono pubbliche salvi i casi previsti dal regolamento e, nei comuni con popolazione fino a 15.000 abitanti, si tengono preferibilmente in un arco temporale non coincidente con l’orario di lavoro dei partecipanti.

12 febbraio 2021

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