Chiudiamo i conti con il passato

L’impulso europeo, attraverso le sue direttive recepite dalle leggi nazionali, negli anni ha portato alla chiusura o alla riconversione di molti degli impianti ad alto impatto ambientale del nostro Paese. Tuttavia la faccenda dei 41 SIN dimostra che non abbiamo ancora “chiuso i conti con il passato” poiché in quelle zone devastate dall’inquinamento, sia nei suoli che nelle acque sotterranee, sono tuttora presenti i veleni che deteriorano l’ambiente e incidono gravemente sulla salute degli abitanti. I Siti di Interesse Nazionale sono aree industriali dismesse e in attività, aree che sono state oggetto in passato di incidenti con rilascio di inquinanti chimici e aree in cui sono stati ammassati o interrati rifiuti pericolosi. Sono presenti in tutte le regioni italiane, escluso il Molise e, nonostante da quasi venti anni lo Stato abbia deciso di intervenire, l’obiettivo finale è ancora lontano.

I dati sono drammatici: sul totale della superficie terrestre dei SIN ad oggi gli interventi di bonifica o messa in sicurezza sono conclusi solo per il 15% dei suoli e il 12% delle acque sotterranee. Parliamo di zone tristemente famose per l’incidenza ambientale e epidemiologica. Tra le altre, Porto Marghera, Gela, Priolo, Casale Monferrato, Brescia, Porto Torres e il fiume Sacco. Un paio di esempi specifici: per il SIN di Caffaro nella provincia di Brescia il procedimento di bonifica risulta concluso per il 2% dei suoli e lo 0% delle acque di falda, nonostante le lavorazioni dello stabilimento abbiano inquinato l’intera città di Brescia e l’area circostante per quasi 50 km. Peggio ancora a Gela, dove nessun procedimento è stato concluso né per i suoli né per le acque di falda nonostante da anni in molte aree interne alla raffineria sia stata rilevata la presenza di diverse famiglie di contaminanti. Per di più in tutti questi casi l’Italia fa fatica ad attuare il sacrosanto principio comunitario del “chi inquina paga”.

La campagna Chiudiamo i conti con il passato è stata lanciata lo scorso 7 ottobre 2020 per chiedere con urgenza, tramite un appello al ministro dell’ambiente della tutela del territorio e del mare Sergio Costa, che le bonifiche e la messa in sicurezza dei Siti di Interesse Nazionale siano finalmente portate a termine. L’obiettivo della campagna è duplice: da una parte sensibilizzare e informare l’opinione pubblica attraverso la pubblicazione sui nostri social, giorno dopo giorno, delle cartografie ufficiali di ogni sito riportando quanto è stato bonificato, quanto è stato speso e da quanti anni è iniziato il procedimento. Con lo stesso intento sono stati organizzati dei dibattiti con esperti sugli aspetti ambientali e sanitari.

Dall’altra superare l’annoso problema attraverso una serie di proposte concrete: destinare una quota del Recovery fund alla bonifica dei SIN; proporre al Parlamento un testo unico delle bonifiche per unificare le norme che sono sparse in vari provvedimenti eliminando quelle contraddittorie; prevedere un geo database attraverso un portale pubblico con tutti i dati aggregati delle matrici; di applicare il principio “chi inquina paga” conseguente alla direttiva comunitaria sulla responsabilità ambientale e semplificare i procedimenti.

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