Contributo di Giorgio Pasetto

Il mondo alla fine supererà la crisi della malattia da coronavirus 2019 (COVID-19 – acronimo dall’inglese COronaVIrus Disease 19), ma non senza cambiamenti fondamentali nel sistema di assistenza sanitaria e nello stile di vita delle persone.

Dall’inizio dell’epidemia, la politica si è sforzata per rimediare agli errori e alle carenze del sistema sanitario.

In risposta all’esigenza di un allontanamento sociale, le nuove politiche devono includere un impegno più ampio per la telemedicina, una maggiore capacità di pratica per i professionisti non medici e una maggiore capacità di medici e infermieri di esercitarsi. Se da un lato, le riforme politiche affrontano alcune delle esigenze immediate di questa crisi, come portare il personale dove è maggiormente necessario, dall’altro non sono una soluzione completa alla crisi COVID-19. Il modo in cui verranno gestite le conseguenze dell’attuale ondata di COVID-19 sarà altrettanto importante per la vita delle persone quanto quello che sta accadendo ora.

Due questioni relative al sistema socio-sanitario dopo l’attuale ondata sono particolarmente importanti: che tipo di organizzazioni saranno disponibili per gestire le persone tra qualche mese? E come saranno seguiti in modo più efficace gli eventuali pazienti? Quali indicazioni devono essere date perché le persone siano in grado di affrontare la fase post-epidemica, per poter tornare a una vita normale, preparate ai rischi di nuovi contagi?

Tutti sperano che la situazione e le cure tornino alla normalità nei prossimi mesi. Ma la nuova normalità potrebbe non essere semplice come alcuni pensano. Alcuni cambiamenti possono essere positivi, ma la strada è piena di rischi. È possibile, forse probabile, che il doloroso processo di raggiungimento di un nuovo equilibrio sociale e sanitario duri abbastanza a lungo per consentire una discussione ponderata su come le forze intrecciate, che interessano attualmente la politica e il sistema sanitario, possano portare a un miglioramento duraturo dell’intero sistema di assistenza sociale e sanitario, durante e soprattutto il post Covid19.

Si deve tener presente che l’organismo umano è una macchina estremamente complessa e raffinata: il suo funzionamento è controllato da meccanismi di tipo cibernetico (per esempio il feedback), finalizzati a ottenere la massima resa energetica e plastica.

Tutte le strutture dell’organismo sono in continua evoluzione e la molteplicità dei sistemi è deputata, in linea teorica, a mantenere “giovane” ed efficiente l’intero organismo, con le sue cellule e suoi tessuti. Quasi tutte le cellule che compongono i vari organi e tessuti hanno vita abbastanza breve (giorni): svolgono la loro funzione, muoiono e vengono sostituite da cellule nuove. Solo i neuroni, le cellule del sistema nervoso centrale, sono diversi. Si nasce cioè con un certo patrimonio di cellule e nel corso degli anni se ne perdono moltissime, tuttavia ne rimangono sempre abbastanza anche a cent’anni: forse decine di miliardi. Le ricerche più recenti hanno però dimostrato, però, che anche nel tessuto nervoso centrale esistono le cosiddette stem cells, cioè cellule indifferenziate che posso trasformarsi in cellule adulte proprie del tessuto in cui vivono. Tale evoluzione si configurerebbe in condizioni di necessità, quale la perdita per i più vari motivi, invecchiamento compreso, dei neuroni adulti. Gli aspetti più interessanti delle recenti scoperte riguardano gli stimoli adatti a stimolare questa evoluzione delle cellule staminali del tessuto nervoso. In particolare vi sono suggestive evidenze che lo stato nutrizionale e l’attività fisica sono in tal senso dei fattori cruciali.

Il mantenimento di un organismo efficiente ed efficace serve a soddisfare le varie funzioni della vita: dalla digestione dei cibi allo svolgimento di una prestazione fisica e quant’altro.

Tutto questo, però, richiede energia: energia per le funzioni cellulari e tessutali, energia per il rinnovamento cellulare.

Da dove deriva questa energia? Dal metabolismo dei nutrienti ricavati dagli alimenti: soprattutto carboidrati, proteine e lipidi, oltre a vitamine e minerali.

Per alcune di queste funzioni viene utilizzato ossigeno che arriva ai tessuti e quindi alle cellule, trasportato dai globuli rossi che lo ricavano dall’aria a livello polmonare. Nel nucleo delle cellule vi sono i mitocondri, organuli microscopici, nel cui contesto si svolge la respirazione cellulare. È a questo livello che si svolgono una serie di reazioni, che utilizzano l’ossigeno per metabolizzare carboidrati e acidi grassi e produrre energia. Questo fenomeno configura la base per l’attività fisica cosiddetta “aerobica” perché produce e utilizza molecole di ATP, mediante lo sfruttamento dell’ossigeno. È la modalità tipica delle attività di “endurance”, che durano cioè a lungo.

Il mantenimento e la ripresa post covid o nel rischio di nuove epidemie, esigono che i meccanismi deputati alla salute e soprattutto preparati alle emergenze funzionino al meglio delle loro possibilità, in relazione all’età e allo stato di nutrizione e di salute.

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9 febbraio 2021

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