Trasparenza come antidoto. I dati epidemiologici ed economici mancanti nel governo della pandemia

Fin dalle prime fasi dell’epidemia ai cittadini sono stati forniti bollettini quotidiani realizzati dal Ministero della salute, dalla Protezione civile e dalle regioni, relativi a parametri che si sono ben presto rivelati insufficienti e inadeguati a comprendere in modo completo quanto stava accadendo.

Come Radicali già a maggio dell’anno scorso abbiamo chiesto, con un appello sottoscritto da numerosi scienziati e accademici, che un unico soggetto nazionale (da noi individuato nell’Istat) fosse incaricato di selezionare dati, parametri di riferimento e standard di raccolta dati, di provvedere alla loro sistematizzazione, alla loro validazione ed eventuale correzione, e di garantirne la circolazione in formato aperto e disaggregato (rispettando l’anonimato dei dati stessi): il tutto con tempistiche tali da garantire la possibilità di effettuare analisi tempestive, e perciò utili a fornire indicazioni mentre le cose accadevano, non soltanto a posteriori.

A distanza di otto mesi, e in una situazione in cui i contagi hanno ripreso forza dopo la pausa estiva, molte informazioni continuano a essere indisponibili o disseminate in modo che non consente il loro confronto e la loro elaborazione: inoltre perdura l’assenza della granularità territoriale che potrebbe garantire il monitoraggio dell’andamento del contagio in realtà locali circoscritte, al fine di poter rapidamente prendere le contromisure necessarie e di fornire supporto ai comuni strumenti di pianificazione per l’ordinata organizzazione dei servizi.

A oggi, ad esempio, non sono ancora del tutto chiari i luoghi e le situazioni che hanno maggiormente favorito i contagi, cosa che pone qualsiasi decisione politica di chiusura o di apertura alla mercé di un dibattito poco informato, e quindi potenzialmente strumentale.
Ecco perché, oggi più che mai, sarebbe necessaria una struttura con competenze puntuali legate alla trasparenza e alla rendicontazione dei dati, che riteniamo irrinunciabili non solo per la gestione della seconda ondata che sta travolgendo il Paese e per fornire informazioni certe sulla campagna vaccinale che nel frattempo è faticosamente iniziata, ma anche (e soprattutto) a sostegno del dibattito pubblico e democratico. La sua perdurante assenza, che ha già creato inefficienza e diffidenze tra i cittadini, continuerebbe a lasciare terreno libero alle strumentalizzazioni fondate sulla mancanza di fonti di dati certi, autorevoli e liberamente consultabili e verificabili.

Torniamo dunque a ripetere che approntare questa struttura, che a nostro parere dovrebbe essere individuata in seno all’Istat, costituisce un’urgenza che è ormai indifferibile: non soltanto per riunire in un unico set tutti i dati disponibili, per individuare eventuali carenze e per colmarle in tempi rapidi, ma anche per assicurare la trasparenza che è indispensabile al dibattito pubblico di un paese autenticamente democratico.

1 febbraio 2021

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