Lettera per il Congresso

Cara Silvja Manzi,

dal mese di giugno 2017, da quando Vitaly Markiv fu arrestato mentre veniva in Italia a visitare sua madre, siamo stati spesso travisati sulla gran parte dei media italiani e a volte anche insultati. Eravamo “nemici”, perché ucraini residenti in Italia, quindi assimilati al cittadino italo-ucraino condannato per l’omicidio di Andrea Rocchelli e di Andrei Mironov a Sloviansk nel 2014, per cui chiedevamo un giusto processo.

Eravamo molto dubbiosi quanto alla colpevolezza di Markiv all’inizio, perché era difficile immaginare che una persona che ha lasciato la vita tranquilla in Italia ed è partita per partecipare alle manifestazioni per la democrazia, libertà e il futuro europeo del proprio paese e poi si iscrive volontariamente alla Guardia Nazionale [forze armate ucraine assimilabili all’Arma dei Carabinieri, con cui vige un rapporto di Cooperazione internazionale] per rischiare la vita al fronte, sia capace di far male a un innocente civile. Siamo diventati sicuri della sua innocenza man mano che prendevamo conoscenza degli atti dell’accusa. Siamo stati bastonati dalla stampa italiana che ci ha dato dei “fascisti” e dei “nazisti” per il semplice fatto che credevamo all’innocenza del soldato Markiv, nominato dalla stessa stampa “assassino” dal giorno dell’arresto senza aspettare il processo.
Eravamo soli, con qualche rara eccezione “italiana”.

È in questa grande solitudine che, dopo la condanna in primo grado di Markiv, abbiamo saputo dell’incontro organizzato nel luglio scorso al Senato da Radicali Italiani con la sua partecipazione, come segretaria di Radicali Italiani, e quelle di Raffaele Della Valle, avvocato difensore di Markiv e Gian Domenico Caiazza, presidente dell’Unione Camere Penali. Abbiamo partecipato alla conferenza e abbiamo visto “la luce nel tunnel”, abbiamo avuto la speranza che anche in Italia ci sono le persone che vogliono arrivare alla verità e non accettano gli assurdi stereotipi mediatici.

Era il primo partito politico, la prima organizzazione “italiana” – e tuttora l’unica – che si assumeva pubblicamente la responsabilità di rendere pubblico l’assurdo giudiziario che aveva portato prima all’arresto di Markiv e poi alla sua condanna a 24 anni di carcere.

Più di recente abbiamo saputo della proposta di Olivier Dupuis, rilanciata da alcuni dirigenti radicali, di fare della battaglia per l’assoluzione e la liberazione di Markiv, una priorità politica di Radicali Italiani per il prossimo anno. E che questa proposta sarebbe stata discussa nel prossimo Congresso di Radicali Italiani a Torino il 1-2-3 novembre prossimo. Abbiamo saputo anche che tutti, indipendentemente dalla loro nazionalità, possono iscriversi a Radicali Italiani.

Per queste ragioni, come membri del Comitato informale di sostegno a Vitaly Markiv, abbiamo deciso di iscriverci a Radicali Italiani e di partecipare al Congresso di Torino come ringraziamento per il vostro lavoro e come invito a continuare a sostenere insieme questa battaglia, che non riguarda solo il destino di un cittadino italo-ucraino, ma anche quello della giustizia italiana.

Horodetskyy Oleksandr (Roma); Khrystyna Oshurko (Brescia); Olena Nazarenko (Bari); Iryna Romaniuk (Milano)

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