A proposito dell’astensionismo

di Gianfranco Spadaccia

Non ho alcuna pregiudiziale contro astensionismo, annullamento della scheda, o scheda bianca. Quando il primo era ancora trattato dal diritto penale e meritava una menzione negativa, mi battei con Pannella perché la norma fosse bandita come anticostituzionale e, nel 1972, per questo e per denunciare l’esclusione delle forze non rappresentate in Parlamento dall’informazione televisiva, giunsi a bruciare la scheda. Credo sia stata l’unica volta che l’ho fatto e credo di averlo fatto con molte ragioni, dimostrate dal fatto che l’astensionsimo è uscito dall’attenzione e dalla menzione delle norme penali e di polizia e che, qualche anno dopo ottenemmo, grazie alle nostre lotte nonviolente l’accesso delle forze non rappresentate in Parlamento all’informazione radiotelevisiva.

In un altro paio di occasioni proponemmo agli elettori come prima scelta lo sciopero del voto, pur presentando liste che potevano essere votate qualora non si scegliesse la strada dell’astensione. Accadde nel 1983 quando presentammo liste che candidarono Toni Negri, un uomo politico da cui eravamo lontanissimi ma che era il simbolo di quel processo 7 Aprile, che tenne a battesimo il giustizialismo italiano di destra e di sinistra e in una sola altra circostanza che io ricordi: una elezione comunale napoletana. Toni Negri insieme ai suoi compagni aveva fatto quasi quattro anni di carcerazione preventiva, accusati di reati che nella maggioranza dei casi il processo dimostrò inesistenti, prodotto di un teorema costruito a tavolino dal procuratore Calogero.

Ho evocato due episodi molto seri, due circostanze importanti della nostra storia e della vita politica di questo paese. E’ così anche oggi? Mi rivolgo, per quanto posso, privo di mezzi e di strumenti mediatici di qualsiasi genere, a quella massa di cittadini che ne subiscono la tentazione e sono spinti a farlo da molte solidissime ragioni di fronte alla labilità e alla debolezza della nostra politica. Li invito come posso a rifletterci.

Allora l’astensionismo, proclamato come nel 72 o semplicemente invocato e consigliato ma non praticato fino in fondo come forza politica (nell’83 avemmo 13 deputati e un Senatore, nelle amministrative di Napoli un consigliere comunale) poteva produrre nelle forze politiche un richiamo alla ragione, un momento di ripensamento e di riflessione. Non oggi, purtroppo. Oggi rischia di essere soltanto una dei tanti sassi metaforici cui si è rassegnata una opinione pubblica rissosa e impotente, incapace di riprendere utilmente nelle proprie mani la politica e di cambiarla: un sasso come un altro destinato a non colpire e a non spaventare nessuno, meno efficace di quelli che premieranno con il proprio voto le forze che si proclamano alternative e sono invece protagoniste di una svolta nazionalista, antidemocratica ed ad antiliberale. Se si vuole tentare di costruire un argine a questa deriva, se si vuole tentare di restituire alla politica quel grado di legalità democratica che ha da tempo perduta, ora, proprio ora dobbiamo utilizzare i nostri voti come hanno fatto coloro che si sono messi in gioco e ci hanno messo la faccia e il nome.

P.S. Queste considerazioni sono rivolte a tutti coloro, e sono moltissimi, che hanno la tentazione del non voto, dell’astensione, della scheda bianca o nulla. Non a quei pochi miserabili squadristi che agitano la scelta dello “sciopero del voto” strumentalmente e come una clava per colpire Emma Bonino e coloro che, come me, sono impegnati a sostenere le liste “Più Europa”. Con loro non ho nulla a che fare.

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