Breve nota sulla nascita del Governo Conte II

di Irene Abigail Piccinini, membro del Comitato nazionale di Radicali italiani

Se fossi in Parlamento, non voterei e non potrei mai votare una “fiducia senza sconti”, perché è un ossimoro linguistico, prim’ancora che politico.

La fiducia presuppone il fatto di fidarsi dell’interlocutore fino a prova contraria nella convinzione di poter credere a ciò che ci viene detto; non fare sconti presuppone esattamente l’opposto, sapere che non ci si può fidare e non si può credere a quello che ci viene detto, per cui si sta sul chi vive e si aspetta l’interlocutore al varco pronto a coglierlo in fallo, nella certezza di coglierlo in fallo, prima o poi.

Il dossier Stato di diritto elaborato nel corso degli ultimi 14 mesi da Radicali italiani è un lungo e articolato elenco di ottimi motivi per cui un «Governo Conte» non può avere la mia fiducia preventiva.

Un presidente del consiglio che – con l’aggravante di avere una formazione giuridica – è stato protagonista con il suo precedente governo – precedente senza soluzione di continuità – della violazione sistematica dei principi fondamentali del nostro ordinamento, non può avere la mia fiducia preventiva.

Che il Partito democratico, per scommessa, per interesse di partito, per Realpolitik, si giochi la partita del governo giallorosso è del tutto comprensibile.

Ma il Partito democratico può azzardare la scommessa del governo giallorosso perché – da partito tradizionale con tutte le dinamiche e le ambizioni del partito tradizionale, ma anche la solidità (non solo numerica) e la capacità di contemperarle – per il PD il gioco vale la candela.

Se m’interessasse questo tipo di gioco, che ha le sue regole, i suoi metodi e i suoi necessari compromessi, m’iscriverei e militerei nel Partito democratico.

Da cittadina, ho imparato negli anni a coltivare un sano scetticismo e a non lasciarmi prendere da facili entusiasmi: sono sicura che, soprattutto nei primissimi giorni e settimane, il governo s’impegnerà tantissimo – lo vediamo, si sta già impegnando, aiutato dai mezzi d’informazione che in queste fasi fanno sempre la loro parte –per «dimostrare» al paese ma soprattutto ai mercati, all’UE, agli organismi internazionali, che il vento è cambiato.

Su quanto sia effettivamente cambiato e in che direzione, è ancora da capire, dopo i primi, comprensibili plausi iniziali di gran parte degli osservatori (per quanto riguarda i conti pubblici e la possibilità che il governo possa portare avanti un qualsiasi punto del programma che non sia la riduzione dei parlamentari senza aggravare il deficit e il debito, per esempio, lo scetticismo è d’obbligo).

Non dimentico che anche il governo gialloverde fu salutato con fiducia e ottimismo da parte di moltissimi…

Da militante radicale, non ho «nemici», ma avversari politici sì, e il Movimento 5 Stelle antipolitico e sfascista rimane un mio avversario politico, nel metodo e per molti obiettivi che si pone e che afferma anche oggi di continuare a porsi con questo governo.

Un avversario con cui parlare, certo, con cui confrontarsi sui singoli temi per portare avanti e possibilmente conquistare alcuni obiettivi politici importanti, come tradizionalmente i radicali hanno sempre fatto dialogando con gli esponenti dei partiti dell’intero arco costituzionale, senza per questo sentire il bisogno di votare la fiducia ai governi che quei partiti esprimevano.

La politica è l’arte del dialogo e del compromesso. Dialogo sincero e senza sconti, se non vogliamo, di compromesso in compromesso, ritrovarci senza più niente da compromettere.

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