Dialogo con i 5 Stelle. Sì ma a partire da due motivi reali di conflitto se non di incompatibilità

di Gianfranco Spadaccia

 

L’annunciata crisi di Governo induce molti a spingere in direzione di un dialogo parlamentare con il gruppo 5Stelle in vista di una prosecuzione della legislatura fino almeno alla approvazione della prossima manovra finanziaria. Premesso che si dialoga con tutti e che, nella annunciata parlamentarizzazione della crisi, istituzionalmente il dialogo è affidato alla guida del Capo dello Stato e alla responsabilità dell’intero Parlamento, mi sembra difficile che si possano superare due motivi non solo di oggettiva difficoltà ma di conflitto se non addirittura di incompatibilità.
Riconfermati ieri dal ministro Bonafede che dei 5S e della loro politica è fino a oggi autorevole interprete, essi sono da un parte l’antiparlamentarismo e, dall’altra, il giustizialismo. L’esaltazione, nella polemica con Salvini, della riduzione dei parlamentari non può non essere collegata all’intera impostazione ideologica dei 5S che riducono i propri parlamentari a semplici portavoce ed esecutori della volontà di una piccola minoranza di iscritti alla Piattaforma Rousseau e invocano l’abolizione della libertà di mandato. Norma fondamentale della Costituzione rivolta proprio a garantire l’indipendenza e la libertà del parlamentare nelle sue scelte. I 5S rimproverano alla Lega di averla sottoscritta nel contratto e ora di bloccarla quando era arrivata all’ultima votazione. La riduzione di un quarto di parlamentari può sembrare poca cosa, ma nel combinato disposto della attuale legge proporzionale e del necessario ampliamento delle circoscrizioni significa affidare a una minoranza sia pure consistente, inferiore al 40%, il governo del Paese (nell’epoca in cui si invocano i “pieni poteri”). E con la legge attuale con cui si andrà a votare la selezione dei candidati resta saldamente nelle mani di chi controlla i partiti.
Quanto giustizialismo, che li ha indotti a votare senza alcuna obiezione il decreto sicurezza bis di Salvini, esso ispira l’intera legge Bonafede sulla abolizione della prescrizione e sulla pretesa riduzione dei processi. Su di essa non ho bisogno di dilungarmi, mi è sufficiente rifarmi alla lunga recente intervista del prof. Coppi e alle tante obiezioni dei penalisti italiani.
Nessuna obiezione al dialogo. Nessuna obiezione a convergenze anche temporanee ma senza ignorare o fingere che non esistano questi due motivi di conflitto e di incompatibilità.

Roma, 10 agosto 2019

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