+Europa e la sindrome dell’invasore

di Gionny D’Anna, membro del Consiglio di +Europa

Più Europa fra pochi giorni riprenderà là dove l’abbiamo lasciata la mattina del 5 marzo, quando “ci siam svegliati e abbiamo trovato l’invasor”.

Ecco, quello che a tutti i costi +Europa non dovrebbe subire è questa sindrome dell’invasore, che vede negli attuali leader di Governo dei barbari usurpatori giunti immeritatamente al potere grazie alle loro campagne comunicative e a qualche errore – comunicativo e tattico – altrui.

La facilità con cui ci indigniamo impotenti dinanzi alle bestialità di questi primi mesi di Governo Lega-5Stelle mi ricorda molto l’indignazione con cui la sinistra ha per anni dimostrato tutta la sua incapacità di contenere e sconfiggere politicamente Silvio Berlusconi.

Personalmente sono sempre fuggito da quella sinistra antiberlusconiana, e non credo che +Europa possa andare molto lontano se sceglierà come unica ed esclusiva via quella del contrasto al nazionalismo populista senza costruirsi una propria identità di analisi e proposte politiche. È però chiaro che l’ondata populista, avendo dimensioni planetarie, è un fenomeno ben più complesso e ben più pericoloso del fenomeno Berlusconi.

Salvini sull’immigrazione e Di Maio sul lavoro, coprono uno spazio politico che spiazza, drammaticamente, le attuali opposizioni parlamentari. Forza Italia viene assorbita giorno dopo giorno dalla Lega. Il Partito Democratico non ha alcuna credibilità nel criticare Salvini, poiché l’attuale ministro sta semplicemente eseguendo in modo particolarmente cinico e spietato quanto ideato e costruito da Marco Minniti. La sinistra tradizionale non può far altro che invidiare le proposte scomposte e rozze di Di Maio sul lavoro e contro le multinazionali, ma va pure detto che – dopo la lunga crisi economica e con una disoccupazione giovanile sopra il 30% – quello della precarietà non mi pare un facile terreno vincente di scontro politico con un Ministro trentenne che, appena giunto al potere, pensa alle condizioni di lavoro dei suoi coetanei meno fortunati di lui. Un’immagine, questa del giovane inesperto ministro del lavoro, che aiuta i suoi coetanei e che conscio delle proprie inesperienze elogia in Tv il ministro Calenda e si fa supportare dai sindacati, che ha polverizzato qualunque credibilità alternativa a sinistra su questi temi

Per questo ci dovremmo interrogare su come sia possibile che dei parvenu della politica siano stati in grado di demolire elettoralmente un partito che nel 2015 governava 6mila comuni su 8mila, 17 regioni su 20 ed esprimeva 10 ministri su 13 membri dell’esecutivo Renzi (fonte Matteo Renzi).

Eppure occorre reagire, i dubbi e le riflessioni devono urgentemente lasciare il posto all’azione anzi alla mobilitazione. Il terreno di scontro con Lega e 5Stelle non può essere semplicemente quello dei dati e della realtà, in fondo la Politica nel ’900 ha dato alle persone gli strumenti ideali e istituzionali per cambiare la realtà. Noi di + Europa abbiamo invece utilizzato la realtà dei numeri come arma per smontare il libro dei sogni populista e per rafforzare le nostre proposte. Penso che sia stata una strategia insufficiente, perché i dati e la realtà forse andavano utilizzati per comprendere l’urgenza di nuove proposte su nuovi temi anziché limitarsi alla consueta agenda liberale, condivisibile ma appunto insufficiente per risolvere questioni che definire, come si fa a sinistra,  “bisogni della ggente” è riduttivo e banale, tanto sono invece acute le criticità economiche, sociali e istituzionali che connotano ormai cronicamente l’Italia da decenni. Ma quello di +Europa era un programma elettorale e non c’erano i tempi, i modi, i luoghi e soprattutto la consapevolezza della necessità di una riflessione articolata e complessa. Eppure su qualcosa eravamo tutti d’accordo e siamo ancora tutti d’accordo: la necessità di difendere l’Europa per poterla credibilmente riformare. E forse proprio da qui possiamo ripartire, dall’urgenza di riformare l’Unione Europea per renderla finalmente e pienamente democratica.

Il racconto nazionalista, che è appunto un racconto, e non una proposta politica, si fonda sull’ignobile postulato che loro rappresentano il Popolo contro le élite, e che è solo di odio e di invidia sociale che si deve nutrire il ceto medio impoverito per riconquistare “la dignità”. In realtà, i nazionalisti in giro per il mondo stanno solo mortificando il ceto medio e medio basso, senza offrirci alcuna politica di riscatto.
Se vogliamo che +Europa diventi l’alternativa più efficace e più credibile “ai populisti” occorre che non stia sulla loro agenda e soprattutto non si ripresenti come l’avvocato difensore dello status quo, forte dei numeri e dei dati. Benedetto della Vedova, nel suo recente editoriale su Strade, scrive che  “non è comunque l’incompiutezza dell’Europa a scatenare i suoi nemici. Non è il deficit di federalismo a scatenare i nazionalisti.” Io penso che essere alternativi ai nazionalisti significhi prima di tutto individuare in modo autonomo i propri obiettivi in relazione alle cause scatenanti la diffusione dei populismi. Non abbiamo fatto +Europa perché Lega e Movimento 5 Stelle erano forti nei sondaggi: questa al massimo è stata una forte motivazione e una chiave elettorale che ha parzialmente funzionato. Abbiamo fatto +Europa perché ritenevamo che l’Europa fosse l’unico spazio politico che da 50 anni garantisce pace e democrazia agli stati membri, e che difenderla per migliorarla sarebbe dovuto essere l’obiettivo intorno al quale aggregare in Italia ed in Europa, senza limitarsi alle tradizionali famiglie politiche liberali, o più tradizionalmente di sinistra, laiche o cattoliche.

Per questo, in vista delle elezioni europee, anziché essere una scialuppa per quest’establishment, da orchestra di un Titanic che affonda, +Europa  dovrebbe diventare lo strumento di promozione e di mobilitazione di una nuova e credibile classe dirigente di cittadinanza europea come per altro già altri movimenti stanno iniziando con i quali con umiltà, tanta umiltà, servirebbe confrontarsi.

10 luglio 2018

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