+Europa va costruita sulle idee, servono proposte e fantasia

di Irene Abigail Piccinini, membro del Comitato nazionale di Radicali Italiani

Vorrei partire, nel riflettere sul futuro di +Europa e quindi sugli assetti statutari da dare a questo nuovo soggetto, dalla conclusione dell’intervento di Gionny D’Anna postato pochi giorni fa sul sito Radicali.it, che a sua volta riprende il cuore delle riflessioni che Emma Bonino ha espresso con grande chiarezza nel suo intervento a Bruxelles e non solo, e che condivido pienamente: la prima preoccupazione di chi vuole che +Europa vada avanti dev’essere di definirne gli obiettivi politici, le campagne e le iniziative intorno a cui aggregare e mobilitare gli attivisti, prima di pensare a come tesserarli, perché tesserare per tesserare è di per sé una sfida persa, nel panorama politico attuale, vuol dire rassegnarsi a chiudersi invece di accogliere la sfida ad aprirsi, e inevitabilmente il gioco delle iscrizioni e delle tessere non potrebbe che avvenire, in questo momento e in questa fase, in un’ottica “correntizia”, di prova di forza fra i tre soggetti costituenti a vedere chi ne mette insieme di più per arrivare a vincere il congresso.

Sarebbe non solo uno spettacolo triste, ma doppiamente deplorevole, perché quello sì farebbe perdere qualunque entusiasmo in chi ha creduto nella possibilità di impegnarsi in qualcosa di nuovo, che possa dare una speranza di cambiamento, alternativa a quanto offre attualmente il panorama politico italiano, perché basata sulla conoscenza dei fatti, sulla solidità delle idee – a cominciare da quella europeista – e sulla capacità di tradurle in proposte politiche concrete e realizzabili.

+Europa potrà vivere se e solo se riuscirà a darsi un orizzonte ampio e alto e se, per arrivarci, non si accontenterà di qualche (presunta facile) scorciatoia o, peggio ancora, se si richiudesse da subito in un modello di organizzazione politica che sa di vecchio e stantio per chiunque non ci sia nato e cresciuto all’interno e quindi, prigioniero del riflesso a guardare il proprio ombelico con il suo piccolo intorno di ambizioni e interessi, non riesca a immaginarsi nient’altro.

Emma chiedeva uno sforzo di fantasia, e credo che la sua sollecitazione vada raccolta non solo per la grande esperienza che Emma ha accumulato in fatto di organizzazioni politiche, ma perché coglie un aspetto fondamentale: in un contesto di forte disillusione e disinteresse per la politica, con una parallela crescita dell’astensionismo e del voto antiestablishment, chi oggi sente il desiderio di impegnarsi lo fa perché vuole “fare qualcosa”, perché sente che il proprio contributo può dare una spinta al cambiamento.

Sono convinta che una delle ragioni del successo del M5S sia esattamente nell’aver saputo intercettare, attraverso i meet up, questa voglia di tante persone di mettersi in gioco, così come nell’aver saputo intercettare altrettanto bene la voglia di tanti “attivisti da tastiera” di sentirsi comunque parte di una comunità, di fare la loro parte anche senza contribuire più che con un post, un like, un voto online.

Se vogliamo metterci in grado di far crescere, anziché scemare, l’entusiasmo di chi si è avvicinato a +Europa nel corso della campagna elettorale e di suscitarne altrettanto in nuove persone, incanalandolo in un’organizzazione politica strutturata, non possiamo commettere l’errore di servirgli una minestra riscaldata da vecchia politica novecentesca, che ormai non funziona più nemmeno per partiti che hano solide tradizioni e un radicamento elettorale storico, e che non riesco a immaginare che possa sperare di funzionare per un soggetto nuovo.

Nel corso del seminario “Le forme e i contenuti dell’organizzazione libertaria” tenutosi lo scorso 2 settembre a Roma abbiamo avuto modo di ascoltare interventi di dirigenti di tre soggetti a noi vicini per affinità di idee e programmi: due nati da poco, Ciudadanos in Spagna e Neos in Austria, e uno storico, l’olandese D66, che però ha avuto una totale trasformazione negli ultimissimi anni, dopo avere affrontato una crisi importante che l’aveva portato vicino alla scomparsa.

La cosa che più mi aveva colpito, negli interventi, era come questi partiti cercassero di favorire l’aggregazione per temi, la partecipazione degli attivisti all’elaborazione politica attraverso gruppi di lavoro tematici, con step successivi che consentivano progressivamente di arrivare a presentare le proposte alla dirigenza e al congresso.

La seconda cosa che mi aveva colpito era l’attenzione a mantenere un coinvolgimento di tutti gli interessati, per “cerchi concentrici”, nell’idea di non “perdere per strada” nessuno, non solo quindi concentrando l’attenzione sugli iscritti, e men che meno sui militanti più attivi e impegnati a tempo pieno o semipieno, ma tenendo sempre presente il diverso livello di impegno e coinvolgimento delle persone e creando forme di partecipazione anche per i semplici simpatizzanti e, al limite, per gli elettori.

Credo siano due aspetti di cui dovremmo fare tesoro nella riflessione che stiamo facendo con l’obiettivo di dare a +Europa una forma statutaria e quindi un’organizzazione politica efficace.

La terza, ma non meno importante, riguarda le risorse, finanziarie e di personale politico, che si è in grado di mettere in gioco nel far nascere e strutturare un nuovo soggetto, e di cui si è parlato anche nel contesto di quel seminario (tutti i partiti presenti, a parte Radicali Italiani, potevano contare su decine di persone pagate a tempo pieno): senza risorse e senza persone che possano dedicarsi in via esclusiva all’organizzazione, al coordinamento e alla comunicazione, nessun nuovo soggetto politico è in grado di strutturarsi e decollare.

Per tutti questi motivi, credo che dobbiamo fare tesoro della prudente sollecitazione di Emma a non voler fare il passo più lungo della gamba, ma di procedere per gradi, nell’elaborazione dello statuto e quindi della forma da dare alla struttura organizzativa di +Europa.

È ovvio e naturale che, in questa fase, ciascuno dei tre soggetti costituenti sia portatore, per ragioni di storia politica e di interessi, di spinte e sollecitazioni diverse. Pensare di eliminarle in un mese con un’alchimia statutaria sarebbe una beata illusione (che porterebbe inevitabilmente a una cocente delusione di molti, se non di tutti coloro che si sono avvicinati a +Europa). Provare ad amalgamarle per passi successivi credo sia l’unica strada.

In particolare, per quanto riguarda l’iscrizione, credo che sarebbe opportuno tenere conto delle differenze tra chi si è avvicinato a +Europa nel collegio estero – soprattutto in quello europeo, da quanto si è ascoltato nel convegno di Bruxelles – in un contesto in cui non esisteva alcuna presenza strutturata di nessuno dei tre soggetti costituenti, e chi si è avvicinato in Italia, dove ha potuto attivarsi contando su una presenza di soggetti e realtà costituite, per cui ha potuto da subito, se ha voluto, dare continuità al proprio interesse per +Europa continuando a frequentare gruppi esistenti di persone provenienti da uno dei soggetti fondatori, inserendosi quindi in una realtà già strutturata.

Un’ipotesi potrebbe essere che i club – condivido la proposta di ipotizzare una soluzione di questo tipo, facendo tesoro dell’esperienza dei Club Pannella – abbiano in una prima fase una rappresentatività diversa, all’interno degli organi di +Europa, se si costituiscono in Italia o all’estero.

Immaginare un coinvolgimento diretto, attraverso consultazioni, non solo degli iscritti ma più in generale dei simpatizzanti/contribuenti, credo sarebbe utile non solo in questa prima fase “costituente” ma in prospettiva, per evitare i riflessi ombelicali di cui spesso si finisce inevitabilmente per rimanere prigionieri, quando si vive completamente calati in una determinata realtà.

In generale, credo che la soluzione migliore sarebbe arrivare al 31 maggio, che è molto vicino, senza la pretesa di sciogliere tutti i nodi politici e organizzativi ma con una bozza di statuto che prefiguri un primo passo di strutturazione tenendo conto delle diversità di partenza dei soggetti federati (e federatori, speriamo, nell’ottica paneuropea prefigurata da Marco Cappato), e che apra una fase costituente che generi innanzitutto proposte e iniziative politiche e voglia di attivarsi per portarle avanti e farle crescere.

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