Hasta luego Begoña!

begonia

Begonia Rodriguez con Joaquín Arce Mateos al 39° Congresso del Partito Radicale, febbraio 2011. © Foto di Massimo Lensi

Abbiamo appreso pochi giorni fa della scomparsa di una cara compagna radicale, Begonia Rodriguez, una sorella per molti di noi, come la ricorda felicemente Olivier Dupuis, con Paolo Atzori, nel pezzo che pubblichiamo qui di seguito.

L’avevo sentita l’ultima volta a marzo dello scorso anno, quando aveva tradotto lo spot Europe First, sempre con lo stesso entusiasmo, e ci eravamo salutate con un abbraccio e un arrivederci.
Ciao cara Begoña.
Silvja Manzi

 

di Olivier Dupuis

Begonia Rodriguez, suo nome completo Begoña Rodriguez Antigüedad Zarrantz, è nata a San Sebastian, nel Paese Basco, il 15 febbraio 1950. Ci ha lasciati a Madrid il 27 marzo 2018. Il suo impegno politico a favore dei diritti umani e dei diritti civili comincia sotto (e contro) la dittatura di Franco.

Iscritta al Partito radicale dal 1988, prima ancora della sua trasformazione formale in Partito radicale transnazionale, è stata anche tra i membri fondatori di “Nessuno Tocchi Caino”, l’organizzazione dei radicali che ha per ragione sociale l’abolizione universale della pena di morte.

Molto impegnata nella lotta contro la dittatura cubana, fu con Sandro Ottoni una dei perni della manifestazione, a favore della democrazia e della libertà, organizzata nel 1996 dai radicali a Santiago de Cuba. Arrestata dagli sbirri del regime castrista, fu imprigionata alcuni giorni e in seguito espulsa.

Femminista viscerale, nutriva un’ammirazione senza limiti per tutte le donne che non esitano a sfidare l’ordine patriarcale e dittatoriale bruciando foulard, hijab e altre restrizioni dell’abbigliamento.

Assieme al marito, Joaquín Arce Mateos, anche lui radicale e che ci ha lasciati nel 2011, era a tutti i congressi e a tutti i grandi avvenimenti del Partito radicale, dove il suo riso franco, il suo umorismo, la sua acuta ironia, i suoi giudizi perentori quanto suscettibili di essere modificati alla luce di argomenti nuovi, suscitavano la simpatia.

«Le lunghe serate che seguivano le riunioni ufficiali e che si terminavano spesso all’alba erano per lei un po’ come i bivacchi dove i soldati stanchi del fronte si radunano per trovare accanto un fratello o una sorella e una parola che li riunisce». (1)

Begoña era anche l’animatrice di lunghe serate intorno a una paella a Madrid, un piatto di pasta a Roma, uno stoemp a Bruxelles, con i compagni di lotta, i dissidenti e oppositori politici Elizardo Sanchez, militante cubano dei diritti umani, Umar Khanbiev, ministro della Sanità del governo ceceno in esilio, Andrea Tamburi, militante radicale assassinato a Mosca nel 1994, Khemaïs Chammari, oppositore tunisino al regime di Ben Ali, e tanti altri.

Parlava un eccellente francese, eredità tanto del suo passaggio al liceo francese di San Sebastian, che della sua curiosità e della sua passione per la lingua di Voltaire, che traduceva del resto con brio. Le si devono fra l’altro numerose traduzioni di testi del Partito radicale. Era anche una lettrice impenitente, sin dalla sua infanzia, con una predilezione per la mitologia greca.

Dava grande importanza alle sue amicizie, antiche o nuove, senza risparmiare né la sua presenza né la sua solidarietà. Era per molti radicali una sorella.

Hasta luego Begoña

(1) Paolo Atzori

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