La parola MAI non fa rima con democrazia parlamentare

Di Gionny D’Anna, membro di Direzione di Radicali Italiani

Una peculiarità della fase politica che si è aperta dopo le elezioni politiche del 4 marzo, e rafforzatasi dopo le europee, è che l’unico partito in Italia capace insieme di raccogliere un consistente numero di voti e dotato di una classe dirigente in grado di governare ad ogni livello l’apparato pubblico è il Partito Democratico. Potrà essere una classe dirigente che ha perso molto smalto e credibilità, potrà essere vista come un gruppo di potere indebolito da lotte intestine autoreferenziali, ma ad oggi il Pd è l’unico punto di riferimento sia per chi vuole mantenere lo status quo, sia per chi chiede una discontinuità, anche molto marcata, che non tradisca però i principi di una democrazia liberale.

L’unico partito capace di raccogliere un consistente numero di voti e dotato di una classe dirigente in grado di governare ad ogni livello l’apparato pubblico è il Partito Democratico.

Dall’altro lato, abbiamo invece due partiti, Lega e M5s, capaci di prendere molti milioni di voti, ma connotati da uno spiccato profilo anti status quo, non particolarmente compatibili con i canoni tradizionali della democrazia liberale.

Solo la Lega, sia quella di Bossi che quella di Salvini, si è dimostrata capace negli anni di saper offrire una classe dirigente capace di governare, ma solo a livello locale o regionale. Lo stesso Bossi, addomesticato con non poca fatica da Berlusconi, ha sempre dimostrato molto sprezzo per le regole, o i riti, della politica istituzionale, mentre Salvini li ha gravemente lesi nei pochi mesi di permanenza al Viminale. I grillini sembrano invece incapaci di offrire sia una responsabile capacità di governo locale, sia a livello nazionale, a tutti i livelli fanno ampio uso di “tecnici” d’area, e lo stesso Conte è uno di questi

Il Pd si trova ad essere, esattamente come la Dc, l’unico perno politico possibile per qualunque Governo nazionale.

In buona sostanza, anche per il declino di Forza Italia, il Pd si trova ad essere, esattamente come la Dc, l’unico perno politico possibile per qualunque Governo nazionale, che non voglia trascinare l’Italia fuori dal mondo civile, democratico, europeo e occidentale.

La Dc, col primo centro sinistra del 1963 e poi con l’apertura a Berlinguer nel 1973, concretizzatasi nella famosa non sfiducia dei comunisti verso il Governo Andreotti del 1976, per molteplici motivi lavorò per allargare il perimetro delle forze capaci di lavorare insieme istituzionalizzando prima Psi e poi Pci, che per altro aveva un peso notevole in moltissime amministrazioni locali. La Dc scongelò milioni di voti garantendo con prudenza l’imprescindibile alleato americano. Bisognerà aspettare invece un socialista in procinto di diventare Primo Ministro, per vedere un parziale sdoganamento dell’altra forza considerata anti sistema durante la prima Repubblica, l’Msi di Almirante. Fu infatti Craxi che in procinto di insediarsi a Palazzo Chigi, per la prima volta consultò anche Almirante, rompendo così l’isolamento in cui fu tenuto per anni l’Msi nonostante un consenso popolare sempre significativo, compre fra il 5 e l’8%. Fu poi Berlusconi che istituzionalizzò definitivamente gli ex fascisti portandoli direttamente al Governo. Non è un caso se per anni lo stesso Berlusconi sia stato anch’egli ritenuto per anni un leader populista ed antisistema, tanto da “meritarsi” al momento del suo insediamento a Palazzo Chigi nel 1994 una celebre lettera del Presidente della Repubblica Scalfaro preoccupato per il programma troppo liberale e per le spinte secessioniste della Lega. E fu solo con Matteo Renzi che il centro sinistra nel 2014, dopo 20 anni, e dopo il fallimento della bicamerale di D’Alema, aprì fra aspre polemiche interne il dialogo con il Cavaliere.

Nel centrodestra manca un partito con una cultura di governo capace di contenere le storiche spinte eversive della Lega

Ora il bipolarismo degli anni’90 è tramontato non per la vocazione maggioritaria di Veltroni, ma per l’arrivo sulla scena dell’M5s e per il lento declino di Forza Italia. Manca dunque nel centrodestra un partito con una cultura di governo capace di contenere le storiche spinte eversive della Lega, mentre la natura stessa di non partito dei grillini ha reso estremamente complesso al Partito Democratico diventare “tutore” dell’istituzionalizzazione del MoVimento di Beppe Grillo.

In ogni caso sia nella Prima, sia nella Seconda sia in questa Terza repubblica sono sempre esistito partiti anti sistema, potremmo anche andare nell’Italia liberale e trovare anche lì partiti e movimenti nati come sovvertitori del sistema e poi pienamente integrati nel parlamentarismo.

Nella vivacità caotica della vita politica e civile italiana è connaturato un altissimo tasso di conflittualità, sulle cui origini non possiamo certo soffermarci, resta comunque che mai come in questa fase politica le difficoltà di confronto fra partiti, o forse fra Ego dei singoli leader, risultino essere un ostacolo. Ciò diventa assolutamente patologico, quando il No al confronto, il No alle alleanze, diventano la natura stessa di un movimento politico. In fondo la democrazia rappresentativa parlamentare, nata per far confrontare liberamente i rappresentanti del popolo, ha iniziato ad incrinarsi quando la faziosità è degenerata nella teorizzazione del distopico partito del MAI. Sono stati proprio i 5Stelle a entrare nella scena politica sostenendo che non si sarebbero mai alleati con nessun partito finché non avrebbero raggiunto il 51% dei suffragi, è finita esattamente l’opposto, ma nel frattempo la faziosità portata alle estreme conseguente dei 5 Stelle sembra aver contagiato altri partiti anche nella loro dialettica interna (si pensi ad esempio al dibattito interno al Pd circa il merito della riforma costituzionale nel 2016).

Non sapremo se questo complesso accordo di Governo porterà, come alcuni nel Pd già auspicano, ad una strutturale alleanza anche a livello locale fra Pd e 5Stelle, facendo così rinascere il bipolarismo. Non sapremo se nel centrodestra nascerà un partito moderato e di governo ma capace di allearsi e domare Salvini, oppure se sarà proprio dall’interno della Lega che nascerà una fronda “responsabile” di ex ministri e governatori che deciderà di deporre Salvini e optare per una svolta più istituzionale e meno truce.

Ma non occorre dunque scomodare Pannella, che certo non si fermava neanche di fronte alla natura anche assassina dei gruppi terroristici per dialogarvi, per sostenere che il confronto con tutti e su tutto è il DNA della democrazia parlamentare oltre che della storia recente e non del nostro paese.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Mettiti in contatto con noi

 

DIFFONDI LA CAMPAGNA