La propaganda e la realtà cinese. La storia delle infermiere censurate sul web

di Vittoria Costanza Loffi

Zhang Wendan è un’infermiera di 27 anni dell’Hubei, precisamente di Huang Gang. Le donne sono la metà dei medici ed il 90% degli infermieri in Cina; dall’inizio della – ormai – pandemia sono sempre state in prima linea nella lotta umana e sanitaria contro covid-19.

Zhang Wendan doveva sposarsi il 24 di aprile e non pensava di doversi tagliare i capelli, ancora di più, rasarsi a zero come molte altre infermiere per far fronte alla carenza di protezioni igienico sanitarie e alla contagiosità del virus. I capelli, specie se lunghi, possono essere un problema e rappresentare un ostacolo all’aderenza delle protezioni.

Niente mascherine supplementari, tute protettive che coprano la testa in più. E così i responsabili degli ospedali decidono, via i capelli. L’ospedale ha pagato per il taglio, ed i media di Stato cinesi – come People’s Daily, China – le hanno chiamate “le guerriere più belle”.

I video che lo Stato riporta sono video cerimoniali, di donne rasate e che fiere stringono fra le mani quello che resta delle loro code. La stessa Ms. Zhang riporta che qualcuno per strada, l’ha addirittura apostrofata come bellissima. Ma questo non nasconde le critiche alla propaganda: su Weibo, la piattaforma cinese simile a Twitter, si trovavano – prima della sua sparizione – video dove le infermiere si coprivano gli occhi, pur di non vedere i capelli andarsene. “Le state umiliando, non era necessario. Sono obbligate a farlo”.

Ma la difficoltà più grande è arrivata quando Zhang Wendan e le sue colleghe hanno dovuto scontrarsi con i loro superiori, nella quasi totalità maschi, dopo aver chiesto aiuto nel reperire “l’impossibile”: assorbenti e tamponi. “Vi manca spirito di devozione”, le hanno detto. Ma è devozione a mancare quando si tratta di ciclo mestruale? Di donne al nono mese di gravidanza che non smettono di presentarsi in turno nonostante le minori difese immunitarie? Purtroppo, la carenza di materiale fa sì che non possa esserci la possibilità di cambiare nel corso di un’intera giornata di emergenza non solo l’assorbente, ma l’intera tuta e la mascherina.

E’ difficile, come nota anche il personale medico italiano, andare in bagno, figuriamoci provvedere alle proprie mestruazioni. E così, oltre a rasarsi i capelli come predisposto, si trovano a dover assumere pillole per ritardare di almeno un mese il ciclo o indossano pannolini per adulti per potersi salvaguardare. E per poter continuare a salvaguardare gli altri.

Per approfondire l’articolo sul New York Times.

16 marzo 2020

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