Radicali Molise, il caos postelettorale, l’alternativa Radicale

di Gianmarco Cimorelli

Il 19 e il 20 maggio nascerà l’Associazione Radicali Molise con lo scopo di portare nella piccola regione nuove proposte e nuove sfide politiche.

In un contesto storico dove sentimenti e politica, pulsioni irrazionali e qualunquismo si mischiano è doveroso proporre un alternativa liberale e radicale a quanto emerso dal voto del 4 marzo. Doveroso è analizzare senza visioni dogmatiche o aprioristiche il dato elettorale.
Più che parlare di fronte aperto e fronte chiuso o in maniera semplicistica affrancare con il termine populismo quello che poi in realtà è un diffuso sentimento di malessere, sarebbe giusto fermarsi un attimo, non per assimilare l’amaro verdetto, ma per riflettere sul fallimento conclamato dei partiti cosiddetti classici o “moderati”. Iniziare dall’analisi del non voto sarebbe un ottimo punto di partenza.

Se ci chiedessimo quali ragioni si celano dietro una così diffusa astensione, la risposta non supererebbe la vacuità della domanda, nonostante ciò il quesito ci porrebbe di fronte un primo punto di partenza, ovvero che l’antipolitica fagocita un elettorato privo forse di ideologia ma di sicuro non amorfo o totalmente disinteressato a quella che fu la più nobile tra le arti.

All’opposto il voto cosiddetto populista rivendica un peso effettivo, non è un caso che l’affermazione del M5S abbia mandato in crisi i vari politologi. Per tali ragioni è poco utile generalizzare esigenze e vicissitudini di un Italia in cui quel gap che è sempre esistito tra nord e sud è oggi più che mai ampio.

Collocare nel miasma dell’antipolitica voti diversi per scopo e strutture è erroneo e porta soltanto a recidivare un fallimento. Teniamo conto ad esempio, di quanto accaduto nel nostro Molise ove i 5 stelle non solo hanno ribaltato tutti i sondaggi ma perfino rubato uninominale dati in precedenza al centrodestra.

Esempio coerente a quanto accaduto in altre realtà del sud. Non è del tutto controvertibile neanche l’analisi di chi a tale tendenza ha dato un significato che va ben oltre la volontà di rinnovamento, affondando la ragion d’essere dell’inaspettato “ribaltone” nel cosiddetto voto d’opinione, libero e dettato dalla prese di coscienza di una popolazione disillusa che vede crollare ciò che ha intorno e partire chi ha affianco.

L’opposto di ciò è accaduto al nord dove la Lega di Salvini si è affermata su un decadente Berlusconi. Un voto che certamente fa da riflesso alla differenza di vedute, di obiettivi e di ambizioni che divide in due il paese.

L’alternativa radicale è più che mai attuale e proposte come quelle sul welfare o il pdl “più democrazia” che punta a far sentire di nuovo il cittadino al centro della cosa pubblica, possono invertire una rotta non ancora scritta e superare l’impasse legato all’idea che non ci possa essere né un progetto da opporre all’unica proposta vincente della campagna elettorale: il reddito di cittadinanza né un’idea innovativa di democrazia oltre quella propiziata dagli iscritti alla Roussou.

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