Storia di un debito infame

Care compagne, cari compagni,

ci illudevamo che dalla storia radicale si potesse ambire a ereditare di meglio invece che guerricciole, scomuniche e una serie di iniziative giudiziarie. Ma tant’è.

Oggi siamo qui ad affrontare l’ennesimo, triste capitolo dell’orribile storia di epurazione guidata da Maurizio Turco all’indomani della scomparsa di Marco Pannella. Il capitolo del “debito infame”.

Ricapitolando per chi ci segue: una delle azioni promosse dal Partito Radicale rappresentato da Turco riguarda l’esigibilità di un debito che Radicali Italiani avrebbe contratto nei confronti del Partito Radicale stesso, per un importo di 63mila euro, nel periodo 2006-2016. L’origine di questo debito è misteriosa e oscura: la motivazione portata è quella basata sull’errore – “una mera confusione tra le denominazioni dei soggetti” – che un imprecisato numero di persone avrebbe commesso iscrivendosi a Radicali Italiani piuttosto che al Partito Radicale.

A sostegno di questa tesi c’è un solo argomento: il debito sarebbe documentato nei bilanci passati di Radicali italiani. Quando si era cassa e casa comune, insomma. Quando le risorse venivano gestite insieme e spostate da un soggetto all’altro e i debiti venivano contratti e abbonati, a seconda delle esigenze politiche, stabilite, in primis, da Marco Pannella. Ironia della sorte, tale debito avrebbe avuto origine negli anni in cui alcune delle cariche apicali e decisionali di Radicali Italiani erano ricoperte da quattro persone oggi membri della “presidenza” del Partito Radicale (Rita Bernardini, Elisabetta Zamparutti, Maria Antonietta Farina Coscioni, Antonella Casu).

Oggi il Partito Radicale di Maurizio Turco ha chiesto e intende far valere l’efficacia esecutiva di quel decreto ingiuntivo magari per pignorare i conti di Radicali Italiani. Pretende che il presunto credito del Partito portato, con la richiesta degli interessi, a oltre 73mila euro, gli venga pagato prima che il processo in cui ci ha trascinati abbia superato almeno il primo grado di giudizio e stabilisca chi ha ragione. Il decreto ingiuntivo è un atto che viene emanato ad esito di una cognizione sommaria del giudice, prima che le ragioni delle parti siano provate. All’esito della causa il decreto potrebbe essere revocato. Maurizio Turco, in sostanza, vuole far valere un provvedimento giudiziale sommario e non definitivo. Qualcosa di simile, con le dovute proporzioni, alla carcerazione preventiva: che nell’attesa della fine di un processo mette in cella l’imputato.

Quante volte abbiamo ascoltato da Radio Radicale le vicende drammatiche di cittadini finiti nelle maglie di questa giustizia ingiusta italiana. Quante volte abbiamo sentito: “questa giustizia può colpire anche te”. Ecco: oggi colpisce noi, e ci colpisce a morte, perché questo atto “provvisorio” ha una conseguenza nell’immediato definitiva per Radicali Italiani: quella della chiusura. Perché vuol dire il blocco del nostro conto corrente perché quei soldi non ce li abbiamo. E vuol dire la fine della nostra storia, del nostro presente e del nostro futuro.

Noi desideriamo solo continuare a poter svolgere la nostra attività politica: sui temi dell’immigrazione e della legalizzazione della cannabis, dell’aborto e delle libertà individuali, della democrazia e della povertà e su tutti gli altri fronti in cui siamo impegnati. Un’attività che diventa sempre più preziosa in un momento storico così delicato, dove i fondamenti stessi dello stato di diritto vengono minacciati ogni giorno.

Questo messaggio è una richiesta di aiuto, per la vita di Radicali italiani.
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