A Torino, Radicali italiani compirà diciott’anni

di Irene Abigail Piccinini

A Torino, l’11 marzo 1972, Roberto Cicciomessere, segretario del Partito radicale, fu arrestato insieme ad altri compagni per affermare il diritto all’obiezione di coscienza.
A Torino, il 1 marzo 1978, Adelaide Aglietta, segretaria del Partito radicale, fu estratta a sorte per essere giurata popolare nel processo ai capi delle Brigate rosse.
A Torino, nel 2019, da radicali siamo chiamati, con il nostro congresso, a riaffermare con forza, insieme alla nostra storia che proprio a Torino vide alcuni momenti così importanti, le ragioni del diritto e dello stato di diritto in un momento storico in cui – per programma politico, per calcolo o per sciatteria – la classe politica italiana cede quasi unanime alla demagogia populista “anti-casta” dimenticando, nelle parole e negli atti, i fondamenti costituzionali del nostro ordinamento e le ragioni, storiche e politiche, che ne sono alla base.
Il lavoro portato avanti nel corso dell’ultimo anno con il dossier Stato di diritto è al tempo stesso un concentrato di ragioni per essere a Torino al congresso e un emblema delle oggettive difficoltà che abbiamo avuto e abbiamo, come movimento politico, a far sentire la nostra voce fuori dal coro in un contesto in cui gli spazi di informazione sono più risicati che mai e il rumore di fondo sguaiato dei social è particolarmente assordante.
Il metodo radicale nonviolento, che non era certo facile né scontato negli anni Settanta delle polarizzazioni politiche estreme e degli scontri violenti, è oggi tutt’altro che facile e scontato da riaffermare in un contesto di sostanziale indifferenza dei più a tutto ciò che accade al di fuori del piccolo “particulare” di ciascuno.
Da radicali, abbiamo sempre saputo unire le forze, attraverso il dialogo e la prassi nonviolenta, intorno a obiettivi politici precisi – obiettivi «di libertà» per l’individuo e per la società, e infatti non a caso siamo orgogliosamente liberali, liberisti, libertari, oltre che federalisti europei, ecologisti, antiproibizionisti.
Da radicali siamo sempre stati pragmatici, consapevoli che esistono condizioni minime necessarie per l’azione politica e per raggiungere gli obiettivi che di volta in volta ci prefiggiamo: basta rileggere le parole con cui cominciò la sua relazione Angiolo Bandinelli al congresso del Partito radicale che si tenne proprio a Torino dall’1 al 3 novembre 1972:

Il precedente congresso radicale del novembre 1971 aveva stabilito che “sotto la soglia di mille iscritti – ai sensi dello statuto – e di venti milioni di bilancio annuale, il Partito radicale non può avere la pretesa o la speranza di rappresentare una valida dimensione di partito laico adeguato alla necessità della battaglia contro il regime”.

Da radicali, porci delle sfide alte e perseguirle con determinazione, procurandoci anche le necessarie risorse economico-finanziarie per raggiungerle, è da sempre il modo con cui riaffermiamo quotidianamente il senso del nostro stare insieme in un’organizzazione politica.
Ci aspettano sfide complesse, in un mondo che cambia a enorme velocità.
Le sfide non ci spaventano, come non ci hanno mai spaventato nel passato.

Ci vediamo a Torino.

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