Una nuova stagione referendaria: una proposta per Radicali Italiani e per +Europa

Di Massimiliano Iervolino

A mio avviso urge una riflessione seria e approfondita sullo stato di salute di Radicali italiani che riguardi soprattutto la capacità del Movimento di incidere sulla politica italiana. Per fare questo si deve partire dall’analisi degli strumenti utilizzati negli ultimi sette/otto anni: proposte di legge di iniziativa popolare, denunce presso le procure della Repubblica e l’iniziativa dei cittadini europei. Questi sono stati tutti strumenti che hanno permesso a Radicali Italiani di resistere (continuando quindi ad esistere) all’inesorabile calo di iscrizioni e di militanti. Però da ormai troppo tempo, purtroppo, i Radicali non riescono più a indirizzare l’agenda setting del Paese. Prima ci riuscivano soprattutto grazie alla forza geniale e visionaria di Marco Pannella che usava anche lo strumento referendario al fine di cambiare l’Italia, soprattutto nei momenti più bui della Repubblica. Tuttavia dobbiamo tornare indietro di quasi 15 anni per serbar ricordo dell’ultima raccolta di firme proposta da Radicali italiani (insieme all’Associazione Luca Coscioni) andata a buon fine: era il 1 ottobre 2004, giorno della consegna delle sottoscrizioni per i referendum sulla fecondazione medicalmente assistita.

Mentre scrivo già sento tutte le critiche verso lo strumento referendario: è obsoleto, è solo abrogativo, c’è lo scoglio della Corte Costituzionale, c’è il quorum, la gente non ne può più, il vento spinge verso il populismo e verso i nazionalismi ecc. ecc. A questi però vanno poste due domande: 1) conoscete un modo migliore per proporre al Paese delle riforme strutturali? 2) conoscete un modo migliore per Radicali Italiani di incidere sulla politica italiana e quindi sulla vita di tutti i cittadini? L’unico altro modo, oltre a quello referendario, per influenzare l’agenda setting del Paese è quello della disobbedienza civile: Marco Cappato sulla questione Dj Fabo ne ha data ampia dimostrazione. Però purtroppo dietro Marco (e Mina Welby) non vedo la fila. Detto questo chi conosce altri metodi si faccia avanti.

Nell’attesa, Radicali Italiani ha l’obbligo di fare qualcosa, pena il tirare a campare. Quindi, gli organi dirigenti di RI dovrebbero annunciare l’avvio di un percorso che porti a una nuova stagione referendaria, da far partire agli inizi del 2020. Appare chiaro che un progetto di tale portata non può e non deve essere un’esclusiva di Radicali italiani, sia per una questione politica ma anche per una questione economica e di risorse umane. Ed è qui che potrebbe avere un ruolo centrale +Europa.

Lo dico subito: +Europa o evolve individuando delle battaglie politiche (e degli strumenti adeguati per portarle avanti) per cambiare il Paese o rimane quello che oggi è, ossia una banale lista elettorale. Se continua a essere solo uno strumento per le elezioni (europee, politiche, regionali, comunali, municipali) il voto delle europee diventerà la normalità (ovvero la mediocrità): poco voto di opinione, parecchio voto di apparato. Perché poi alla fine se dovesse rimanere tutto com’è, i più potrebbero chiedersi: ma +Europa lista elettorale nei prossimi cosa farà? Attenderà di capire cosa faranno Calenda e Renzi? Inizierà a trattare con il Pd per i collegi uninominali? Si occuperà di liste locali? E alla fine, la sua “iniziativa” politica sarà circoscritta alle Card sui social? E’ chiaro che alla maggioranza dei Radicali questa roba non può interessare, così come molto probabilmente non interesserebbe ai Nativi di +Europa.

Quindi, questa deriva va fermata. Un partito diverso lo avevamo proposto con la candidatura di Marco Cappato, purtroppo i pullman ci hanno fermati. Ma un ultimo tentativo secondo me va fatto, poiché in giro per l’Italia, e per l’Europa, esistono tante persone che hanno creduto in questo progetto ed è soprattutto a loro che dobbiamo sottoporre un’iniziativa dirompente capace di cambiare questo Paese. Altrimenti, tra le altre cose, i Gruppi di +Europa a cosa dovrebbero servire?

Per questo credo che Radicali Italiani debba proporre agli organi dirigenti di +Europa un percorso comune su degli obiettivi (per noi i movimenti e i partiti politici sono dei mezzi e non il fine) referendari. Si costituisca una sede comune tra i due soggetti dove discutere: quali temi (per es. economia, legge elettorale, ambiente, giustizia, diritti civili ed altro) e quale numero di quesiti da sottoporre alla firma dei cittadini; quali interlocuzioni da avviare per allargare il comitato promotore; quale organizzazione anche economica in vista della vera e propria campagna referendaria. Questo percorso dovrebbe essere iniziato da subito e a prescindere da quando ci saranno le elezioni politiche: non si può far vivere un partito d’opinione in funzione dei rumors sul voto anticipato. In parole povere propongo che Radicali Italiani e +Europa facciano un altro pezzo di strada insieme, se non ce ne fosse la volontà allora forse è arrivato il momento che i Radicali ne traggano le giuste conseguenze.

p.s.1. La situazione economica e sociale del Paese la conosciamo tutti, quindi inutile dilungarsi sul perché ci sarebbe bisogno di soluzioni e mezzi non “convenzionali”.
p.s 2 A chi dice che non è il momento di proporre referendum poiché il vento spinge forte a favore dei populisti, rispondo che i Pop Corn, mi piacciono ma politicamente li lascio agli altri.
p.s.3 La Camera dei deputati l’11 ottobre scorso ha approvato un emendamento alla Pdl Elezioni, presentato dal M5S e sottoscritto da Riccardo Magi, deputato radicale di +Europa, che conferisce ai cittadini delegati dai Comitati promotori la potestà di autenticare le firme per la presentazione di referendum ed iniziative popolari. Si spera che tale norma venga approvata prima possibile anche in Senato. Urge mobilitazione!

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