Relazione al primo Congresso di +Europa, Milano 25/27 gennaio 2019

di Silvja Manzi

Care amiche, cari amici, europeisti, federalisti europei, liberali, radicali, iscritti, simpatizzanti o semplicemente curiosi di vedere chi siamo, cosa vogliamo e dove andiamo, benvenuti.

Non è stato facile arrivare a questo Congresso, e organizzarlo, ma ce l’abbiamo fatta, e ce la faremo a costruire l’Europa che vogliamo, un’Europa più libera, più democratica, più giusta, più laica, più accogliente.

L’Europa che abbiamo è già libera ma la vogliamo di più; la vogliamo più accogliente perché sappiamo che le persone lasciano la propria casa, la propria famiglia, la propria vita perché vogliono stare meglio e vogliono andare dove si sta meglio, e non li fermeranno muri, barriere, leggi sbagliate o pericoli d’ogni sorta. Perché, come ci dice Warsan Shire “dovete capire / che nessuno mette i suoi figli su una barca / a meno che l’acqua non sia più sicura della terra”.

La vogliamo più accogliente perché è giusto, è umano ed è, anche, conveniente. Un’Europa che accoglie, che fornisce canali d’ingresso sicuri, che non criminalizza l’accoglienza, che tutela le vittime, che regolamenta un fenomeno che è tutto meno che straordinario, fa un servizio ai suoi cittadini e toglie ossigeno alla criminalità organizzata. Per questo vi invito, come prima azione della +Europa che nascerà, lunedì prossimo a essere presenti alla manifestazione “Non siamo pesci” che stiamo organizzando a piazza Montecitorio insieme all’associazione A buon diritto per chiedere al Parlamento di istituire una commissione di inchiesta sulle stragi nel Mediterraneo e di realizzare una missione in Libia. Chiediamo inoltre al Governo di offrire da subito un porto sicuro in Italia alla Sea Watch e gli vogliamo ricordare che la distribuzione dei migranti si fa via terra e non via mare!

Vogliamo un’Europa più democratica, perché quando nel cuore stesso dell’Europa tornano al potere ideologie nazionaliste e populiste, lo spettro del passato torna inquietante e ci dice già dove stiamo andando. Proprio domenica prossima sarà la Giornata della Memoria, la memoria della Shoah che si è consumata qui in Europa pochi decenni fa e non ci ha reso immuni, anzi, e ci ricorda che si comincia con piccole limitazioni, si restringe la libertà di stampa, si colpiscono i diritti delle donne, si criminalizzano le libere e individuali scelte sessuali… si comincia, ma sappiamo la fine qual è. Primo Levi ci ammonisce con le sue parole ricordando che è l’indifferenza, è far finta di nulla, a portare ai Lager.

In Italia stiamo assistendo a una costante e perpetua violazione dello Stato di diritto, e ciò che è più inquietante è che questo sembra non preoccupare molti, come se fosse un prezzo che pagherà qualcun altro; è assuefazione o incoscienza.

In Europa, ovunque, la stessa emergenza. E rispetto a questo noi vogliamo di più. La risposta alla paura è la speranza. La risposta alla chiusura è spingere ancora di più sull’acceleratore dei diritti e delle libertà. Non per stare bene in pochi ma per stare tutti meglio.

Non sono, queste, intuizioni solitarie o solo di questi ultimi tempi. Il sogno degli Stati Uniti d’Europa è più che mai una necessità. Schiacciati come siamo tra Trump e Putin, in 28 o 27 staterelli non abbiamo la minima chance di essere all’altezza delle possibilità che il nostro continente, con la nostra storia, i nostri sistemi politici, economici, democratici ci offre. Siamo ancora il continente più ricco, dove si vive meglio e si muore meno, e per questo siamo ancora attrattivi, e per questo c’è chi sta tentando di destabilizzarci, con una strategia politica precisa, studiata, mirata.

Oggi le forze che governano in Italia e molte delle forze antieuropee in giro per l’Europa sono alimentate dall’estero e hanno firmato accordi politici, ad esempio con “Russia Unita” di Putin.

L’Europa ha dimostrato di non avere sufficienti anticorpi per mettersi al riparo dall’attacco letteralmente militare che viene fatto dalla propaganda russa. Su questo, sull’informazione e la propaganda, che abbiamo individuato come punti nevralgici dello scontro politico, dobbiamo necessariamente e prioritariamente individuare forme di lotta politica. L’esempio più eclatante della minaccia russa e della inerzia degli Stati europei è quello della vicenda Ucraina che meriterebbe un sostegno da parte degli Stati europei assai più incisivo di quello che oggi riceve. Il paradosso che viviamo è nelle immagini del Maidan dove sventolavano a migliaia le bandiere europee mentre nelle nostre città avanzavano già allora movimenti nazionalisti e antieuropei.
Noi siamo qui per questo, per non farci togliere il futuro.

Ma come siamo arrivati fino a qui.
Poco più di un anno fa ci siamo ritrovati, Radicali italiani con Forza Europa prima e poi anche con Centro Democratico a costruire un percorso elettorale, proprio perché avevamo individuato questi pericoli e capito che queste erano le priorità; e abbiamo, con la spinta di Emma Bonino, detto che la risposta era +Europa, addirittura nel nome della lista.
Il percorso è stato irto di ostacoli. Giova ricordarlo perché potrebbe ricapitare. La legge elettorale attualmente in vigore è, senza esagerare, uno scempio, scempio fatto però, come avrebbe detto Marco Pannella, dai buoni a nulla e non dai capaci di tutto che oggi sono al governo. La maturità di una classe politica, e partitica, si vede, anche, dal sistema elettorale di cui sceglie di dotarsi. Un sistema elettorale, per definizione, dovrebbe essere innanzitutto comprensibile, accessibile a chi intende partecipare, semplice per l’elettore, portare a un risultato chiaro. La Legge Rosato non è nulla di tutto questo e io credo che, su questo, non dovremo abbassare la guardia ma denunciare in ogni sede l’assurdità, e quindi la non democraticità, di un sistema elettorale che dovrebbe essere la base per costruire una politica competitivamente sana. Penso perciò che la riforma della legge elettorale debba essere un altro degli impegni di +Europa.

Lo scoglio, dunque, della raccolta firme pareva insuperabile. Inoltre, la modalità richiesta dalla legge di presentazione con la raccolta firme non consentiva e non consente alle forze politiche di accedere alla pari al processo elettorale, perché chi deve raccogliere le firme di fatto non può essere collegato a chi ha l’esenzione e quindi non può essere parte di una coalizione.
Su questo il Partito Democratico ha mostrato la sua totale inadeguatezza, a dir poco. Noi, come temevamo e come avevamo in più occasioni denunciato e fatto presente agli amici del PD, abbiamo dovuto attendere la composizione dei collegi di coalizione la notte precedente la consegna delle liste, una consegna che andava fatta in ogni capoluogo e che siamo riusciti a portare a termine con un vero e proprio miracolo laico organizzativo, di cui ancora voglio ringraziare tutti i militanti che lo hanno reso possibile.

Durante la campagna elettorale ci siamo confrontati con una marea di ostacoli ma +Europa, da subito, ha raccolto un entusiasmo davvero incredibile e senza precedenti. Molti di voi hanno partecipato numerosissimi a ogni appuntamento organizzato, ovunque in Italia, ma non solo.
Abbiamo anche subito attacchi massicci e organizzati anche con diffusione di notizie false e infamanti, peraltro proprio nelle ultime ore di campagna elettorale, attacchi che hanno dimostrato quanto i cosiddetti sovranisti ci avessero individuati come i principali nemici, e temessero il nostro successo.
Abbiamo messo al centro del dibattito politico, noi soli, quello che è divenuto centrale per tutti. Sia da parte di chi vede l’Europa come un totem da abbattere coltivando l’illusione nazionalista, sia di chi ha compreso che solo con il proseguimento del percorso europeo si può trovare l’antidoto alla deriva nazional-sovranista in atto.

Abbiamo capito che c’era bisogno, c’era una domanda fortissima di +Europa. E noi, in primis Emma Bonino, abbiamo cercato di dare una risposta.
Il risultato del 4 marzo è stato vissuto da molti come una sconfitta. Io non lo credo. È stato un piccolo – ma nemmeno piccolissimo – passo, utile anche per arrivare qui dove siamo oggi.

Il risultato elettorale ha visto entrare in Parlamento Emma Bonino, Alessandro Fusacchia, Riccardo Magi, Bruno Tabacci e nei consigli regionali del Lazio e della Lombardia Alessandro Capriccioli e Michele Usuelli. Ebbene, lo vediamo praticamente tutti i giorni, queste nostre micro-pattuglie non solo non sono marginali ma fanno la differenza!

+Europa ha dimostrato in questi mesi, con l’attività dei propri parlamentari e dei consiglieri regionali, con alcune iniziative sul territorio e con l’utilizzo dei social, che esiste una alternativa a questa politica che non è solo opposizione al Governo ma, appunto, alternativa concreta nel metodo e nel merito anche alle opposizioni ufficiali. Essere alternativa di governo vuol dire far vivere anche quell’“aiutiamoli a casa loro” che noi radicali sosteniamo dagli anni ’70 ma che le forze di governo hanno prima propagandato e poi dimenticato un attimo dopo aver giurato da ministri: aiutarli a casa loro vuol dire far finanziare dalla Regione Lombardia, grazie al nostro Michele Usuelli, un milione di euro per la distribuzione in Africa di contraccettivi di lunga durata e avviare così una prima, flebile magari, politica di family planning. Ma noi siamo anche quelli dell’aiutiamoli a casa nostra e quindi grazie all’iniziativa del nostro Alessandro Capriccioli siamo riusciti a finanziare programmi di seconda accoglienza dei rifugiati almeno nella regione Lazio, quella seconda accoglienza che il decreto sicurezza vuole distruggere.

***

Quest’anno il Financial Times ha scelto come “persona dell’anno” George Soros, non solo per il suo impegno umanitario, ma soprattutto per quello che rappresenta, perché, leggo le motivazioni, è «un difensore della democrazia liberale e di una società aperta. Sono le idee che hanno trionfato durante la Guerra Fredda. Oggi sono sotto attacco da tutti i lati, dalla Russia di Vladimir Putin all’America di Donald Trump».
Sono esattamente le motivazioni per cui George Soros è violentemente contestato dagli estremisti di tutto il mondo. Sono esattamente i motivi per cui George Soros è nostro amico.
Molti lo indicano, per questo, come nostro occulto sostenitore. Ebbene, noi non avremmo paura di rivendicare un pieno e legittimo sostegno di Soros. Senza reticenze e senza timore. Lo si sappia.

In campagna elettorale, però, è successa una cosa che dà il segno del livello anche dell’informazione. Perché la vera notizia della nostra peraltro bellissima campagna elettorale era quella che nessuno ha colto. E cioè che il nostro principale finanziatore, accanto ai tantissimi che dai due euro in su ci hanno consentito di farla la campagna elettorale, è stato un filantropo e accademico, un cittadino svedese e statunitense, il professor Peter Baldwin, e la notizia è che il suo campo di studi è proprio l’insorgere dei nazionalismi nella storia europea. Ha individuato, come noi, il pericolo rappresentato dal risorgere dei nazionalismi e ha scelto di aiutarci, per questo siamo grati del suo prezioso sostegno, che ci ha consentito di arrivare dove siamo arrivati.
Aggiungo che sul nostro sito web si trova ogni singolo euro ricevuto e ogni singolo euro speso in campagna elettorale, che abbiamo adempiuto a tutti gli obblighi di legge e che non abbiamo ricevuto una sola contestazione. Lo stesso non possono dirlo altre forze politiche che si scagliano contro la nostra politica europeista e federalista.

Ne approfitto per ringraziare pubblicamente quelle persone – in particolare Emma, Roberto, Olivier e Lorenzo – che con i loro contributi e i loro prestiti hanno consentito a +Europa, ci hanno letteralmente consentito, di partire, di iniziare questa avventura, senza quella spinta iniziale non avremmo nemmeno messo in moto la macchina.

Vedete, parlare di denaro non deve creare imbarazzi. Senza soldi la politica non si fa. È semplice. È invece imbarazzante l’uso strumentale che si fa anche solo dell’argomento dei finanziamenti alla politica. La nuova legge anticorruzione è un altro scempio. Si basa sul principio – e questo è tipico dell’ideologia di chi ci governa – della presunzione di colpevolezza, un’aberrazione. Del diritto e del buon senso.

Da radicale so che la questione centrale per l’autonomia e la vita di un soggetto politico è la capacità di autofinanziarsi. Questa capacità deve far parte della alternativa da costruire e che vogliamo essere.
I dati che abbiamo pubblicato – che sono disponibili sul nostro sito web – danno una fotografia spero abbastanza esaustiva della nostra situazione, sia per quanto riguarda gli aspetti economico/finanziari sia per quanto riguarda la geografia dei nostri iscritti e sostenitori.
Siamo – il dato è di ieri – 5218 iscritti. Un risultato straordinario ma che ci impone ancora maggiore responsabilità.
Abbiamo una quota di iscrizione di 50 euro, è stata scelta per favorire una partecipazione maggiore, il risultato sembra confermarlo. Ma badate – e lo vedete dai dati pubblicati – che una quota di questo tipo non ci consente di andare avanti.

È evidente a tutti che un soggetto politico che è cresciuto come il nostro, e che ha l’ambizione di crescere molto di più, deve avere la possibilità e la capacità di autofinanziamento adeguata alle ambizioni. È questo uno degli aspetti più importanti su cui lavorare. Certo, grazie all’iscrizione al Registro nazionale dei partiti, ci è consentita una serie di vantaggi tra cui la possibilità di accedere al 2 per mille e la possibilità per i donatori di usufruire delle detrazioni fiscali, ma occorre trovare finanziatori che possano e vogliano sostenere le nostre idee e soprattutto occorre sforzarsi, anche, di immaginare, ciascuno nei propri luoghi di militanza politica, attività di autofinanziamento.
Quando finiremo questo nostro Congresso, dopo aver pagato tutte le spese, i nostri conti saranno ampiamente sotto zero. Occorre, dunque, da parte di tutti, di tutti quelli che vedono +Europa come una possibilità di fare una politica nuova e diversa, una maggiore consapevolezza della necessità di reperire risorse e che è proprio questo che fa la differenza. Intanto, portatevi a casa i gadget che abbiamo preparato per questa occasione. È un modo, buono e bello, per finanziarci e per farci conoscere.

***

Dopo le elezioni abbiamo trascorso mesi difficili di dibattito e anche di scontro. Abbiamo ricevuto molte sollecitazioni, anche veementi, a volte sopra le righe, a volte con un utilizzo dei social un tantino scomposto… ma siamo andati avanti convinti che ne valesse la pena. È stato complesso trovare la strada ma ce l’abbiamo fatta dando corpo al soggetto politico +Europa e conquistando questo Congresso. Non era scontato.

Nella complessità del trovare una sintesi delle posizioni differenti, voglio far presente anche un aspetto che forse si considera poco ma su cui chiedo un minimo di riflessione. Spesso ci si aspetta o ci si rapporta con +Europa come fosse quello che vorremmo che fosse, cioè un grande partito, strutturato, con personale e risorse conseguenti… non è così. Abbiamo, è vero, l’ambizione di essere un grande partito, ma finora siamo andati avanti con i pochi soldi residui della campagna elettorale, con le quote di iscrizione e il contributo di Emma Bonino.

Abbiamo usufruito degli spazi messi a disposizione da Forza Europa e siamo andati avanti con il solo personale di Radicali italiani. Solo negli ultimi mesi abbiamo potuto integrare lo staff con due risorse. Questo lo dico perché riuscire a fare quel poco che abbiamo fatto e a organizzare quel tanto che stiamo vivendo in questi giorni non è stato facile, né scontato; anche questo è un piccolo miracolo laico e chiedo a tutti noi, che siamo e saremo in questi giorni tantissimi, di avere un po’ di pazienza in più di quella che già normalmente sarebbe necessaria.

Siamo l’unica forza politico/elettorale in Europa che ha deciso di celebrare un congresso fondativo consentendo a tutti gli iscritti di partecipare e di votare, anche a quelli che hanno preso la tessera fino a pochi giorni fa. Non esiste un altro esempio. Nulla a che vedere con i modelli antidemocratici dei 5Stelle o con i modelli superati dei vecchi partiti. Non mi sfugge e non deve sfuggire a nessuno di noi questa differenza che è anche un rischio, una scommessa, forse un azzardo; e non ci sfugge la complessità della gestione non solo organizzativa ma soprattutto politica di questo appuntamento.

Siamo stati una piccola fiammella nel panorama politico italiano. Dovremo diventare una fiammella anche nel panorama politico europeo, ma dobbiamo farlo governando un processo di crescita che anche in queste ultime settimane ci ha messo in difficoltà. Non nascondiamocelo.

Molti di quelli che si sono iscritti negli ultimi giorni lo hanno fatto con slancio, perché vedono in +Europa la speranza e il futuro. Altri, lo abbiamo visto anche con i provvedimenti che abbiamo dovuto prendere negli scorsi giorni, hanno interpretato questa opportunità con una logica diversa. In quello che dico non c’è nessun giudizio morale o moralistico, ma la volontà di ribadire che questo nostro percorso ha possibilità di crescere e andare avanti se saprà interpretare una diversità, una alterità nel metodo di stare assieme senza cadere in errori vecchi; quegli errori, quelle distorsioni che hanno portato alla fine una intera stagione politica in Italia, quella che Marco Pannella definiva giustamente partitocrazia.

Come sapete, facendo seguito a un preciso mandato ricevuto dal Consiglio, ho proceduto alla verifica di tutte le iscrizioni ricevute e alla restituzione di alcune di queste pervenute irregolarmente. Tra queste quelle della candidata alla segreteria Paola Renata Radaelli e del capolista della lista che la sosteneva. Le loro candidature avevano suscitato molte perplessità e non poche polemiche. Condivido quello che ha detto Gianfranco Spadaccia nella conferenza stampa di presentazione di questo Congresso, non siamo entrati nel merito delle candidature e non abbiamo espresso giudizi, né provveduto a espulsioni, volendo confrontarci nel dibattito politico e nelle scelte congressuali. Quello che è successo, però, è altro.

Ho ricevuto delle diffide a procedere con l’annullamento di alcune di queste iscrizioni e sono stati minacciati ricorsi che potrebbero portare a provvedimenti d’urgenza in questo Congresso e modificarne gli esiti. Bene (si fa per dire). Voglio dire a questi signori che minacciano ricorsi che le loro iscrizioni non sono solo arrivate impropriamente in piccoli gruppi da due o da tre o da ventisette. Le loro iscrizioni presentano di tutta evidenza – lo ripeto: di tutta evidenza – anomalie tali da lasciar intendere una regia dietro un gruppo consistente di iscritti. E quindi, signori, se volete procedere con un ricorso fate pure, noi non vi temiamo.

Consentitemi però di notare anche che durante questi giorni pieni di difficoltà di questo tipo, nel frattempo, c’è stato un giro d’Italia dei candidati segretari e delle liste che concorrono all’assemblea di +Europa: tantissimi appuntamenti, tantissimi confronti, tantissime persone intervenute, tantissimi dibattiti, tantissima politica. E di questo voglio ringraziare tutti quelli che si sono impegnati, che hanno animato le liste con passione e intelligenza, che sono speranza per tutti.

Nell’ampio dibattito precongressuale si è anche molto ragionato sul ruolo che debbono o non debbono avere i soggetti fondatori. Io non do un giudizio che sarà nelle mani dei congressisti, ma sottolineo alcuni aspetti.
+Europa ha potuto vedere la luce come lista elettorale e partecipare alle scorse elezioni politiche grazie all’impegno di molti e in particolare dei soggetti fondatori.
Senza la forza organizzativa, politica e militante, sgangherata ma felice, di Radicali Italiani, +Europa non ci sarebbe stata.

Senza la spinta di Forza Europa che ha individuato come assoluta priorità il proseguimento del percorso europeista, +Europa non ci sarebbe stata.
Senza il lasciapassare di Centro Democratico per potersi presentare alle elezioni politiche, +Europa non ci sarebbe stata.
Ma soprattutto, senza la generosità politica di Emma Bonino che ci ha messo la faccia e la sua storia, +Europa non ci sarebbe stata.
Ora Emma ha deciso che era tempo per noi di diventare grandi e di togliere il suo nome dal simbolo. Tengo a sottolineare che passare da “+Europa con Emma Bonino” a “+Europa” è un sintomo di crescita. Credo sia però evidente a tutti che questo progetto non potrà esistere se diventasse “+Europa senza Emma Bonino”.

Permettetemi di concludere con dei ringraziamenti che potrebbero apparire come rituali ma che non lo sono affatto: il lavoro prezioso e straordinario dello staff che ha risposto come ha potuto e che, lo ripeto, con tante difficoltà è riuscito a far fronte alle novità dovute a un partito nuovo che ha superato in pochissimo tempo i 5mila iscritti. Siamo tanti, dobbiamo avere tutti un po’ di pazienza. Ci sono, ovviamente, stati disguidi, anche di natura tecnica e informatica, ma se pensate da dove siamo partiti, anche voi, con me, vorrete ringraziare, in ordine sparso, Marina, Deborah, Sebastian, Chiara, Ilaria, Francesco, Luigi;
poi i volontari di Milano Andrea, Nicolò, Lucky, Angelo che hanno lavorato nelle settimane passate e tutti i volontari che da molte parti d’Italia si sono resi disponibili ad aiutarci in questi tre giorni, ma anche tutti i professionisti che stanno lavorando;
voglio ringraziare in particolare Radio Radicale che segue i nostri lavori e rischia la chiusura, ma siamo tutti noi, tutti i cittadini, che rischiamo la chiusura di spazi di libera informazione e quindi di democrazia;
e poi Stefano Gianfreda, colui che dà forma artistica alla +Europa che abbiamo in mente, e Davide Bacarella che la realizza.

Non ultimi le compagne e i compagni che con puntiglio e responsabilità hanno condiviso questo cammino, ringrazio in particolare Irene, Simona e Carmelo.

Il rischio dei ringraziamenti è dimenticare qualcuno, se l’ho fatto me ne scuso, così come mi scuso se negli ultimi giorni sono stata un po’ scostante, sono state giornate complicate.

Buon Congresso.

Link all’intervento audiovideo su Radio Radicale.

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