Enforcing the Rule of Law in the European Union

di Silvja Manzi

Il tema dell’incontro (*) non è di quelli che scaldano i cuori e nemmeno, tantomeno, le pance dei cittadini. Eppure, parlare dello Stato di diritto dovrebbe essere, in particolare di questi tempi, una priorità. Perché il rischio che si corre sempre con i diritti è che questi, una volta acquisiti, siano dati per scontati ma, invece, vanno continuamente preservati.
A partire da quello che accade nei due Stati nel cuore dell’Europa, Ungheria e Polonia, casi di cui si occuperà il panel principale della giornata, sappiamo che persino il perimetro imposto dalle regole dell’UE non è sufficiente per evitare derive illiberali, autoritarie. E che l’Unione deve ancora lavorare, e molto, per produrre gli anticorpi necessari a evitare ulteriori fughe antidemocratiche. E anche l’Italia non ne è immune. L’abbiamo visto con il primo governo Conte, e non possiamo dirci liberati dal rischio neppure con il secondo governo Conte.
I pilastri sono, dunque, Stato di diritto, democrazia, diritti umani, libertà fondamentali. Aspirazione di tutti è (dovrebbe essere) muoversi in questo perimetro, con la garanzia di un bilanciamento, di un equilibrio dei poteri. Il potere, i poteri dello Stato traggono legittimazione dal diritto e dalla legge e dal diritto e dalla legge sono limitati, per tutelare i cittadini; e quando questo non avviene le vittime sono i cittadini stessi.

Un problema è che non ci si rende conto del pericolo della violazione dello Stato di diritto se non quando è tropo tardi. I principi che reggono il nostro stare insieme vengono messi in discussione dal Potere. Lo smantellamento dello Stato di diritto accade in modo quasi impalpabile. E quando le libertà verranno messe in discussione, sarà probabilmente, appunto, già troppo tardi.
Per tornare ai casi polacco e ungherese, è ovvio che bisogna rispettare determinante condizioni per entrare a far parte della famiglia europea, è però bizzarro che quegli stessi valori possano non essere rispettati perché una volta che si è dentro ci si sente quasi in diritto di non rispettare i diritti. Ed è bizzarro che questo non sia visto come un fenomeno estremamente grave.
Anche l’Italia, dicevamo, è a rischio, e non da adesso. Le condizioni che hanno portato al governo prima Conte I adesso Conte II, hanno origini lontane. La degenerazione della partitocrazia ha però fatto un salto di qualità.

Il Governo a trazione leghista – benché i numeri del M5S fossero gli stessi di questo governo che è, invece, a trazione grillina e che su alcuni temi “sensibili”, dal nostro punto di vista, non ha cambiato rotta – si è caratterizzato per una serie di atti, dichiarazioni, proposte legislative, nuove normative che ci hanno fatto accendere una spia, un allarme che non è stato recepito come tale dalla maggioranza dei cittadini. Pensiamo agli attacchi alla magistratura, pensiamo all’abolizione della prescrizione, alla strumentalizzazione delle forze dell’ordine, all’utilizzo spregiudicato dell’informazione, al vincolo di mandato, alle condizioni carcerarie, a una giustizia in nome del popolo anziché della legge, alla riforma sull’uso delle armi, alla spazzacorrotti, al Parlamento esautorato e marginalizzato, ai conflitti con le autorità indipendenti, alla laicità dello Stato messa alla berlina, all’influenza della Russia… (abbiamo raccolto questo e altro in un Dossier) e tutto ciò ha concorso e concorre a mettere a rischio il nostro Stato di diritto.

Uno dei rischi maggiori è quello dell’informazione, perché il potere che abbatte i paletti del Stato di diritto tra origine anche dal consenso e il consenso lo raggiunge tramite un’informazione spesso manipolata.
Purtroppo, moltissime persone, anche conoscendo i rischi di un’informazione corrotta, non vedono questo come un problema; eppure attraverso questo tipo di informazione aumentano il consenso forze politiche che raggiungono poi il potere con le elezioni, che a questo punto non è possibile definire libere anche se sono legittime.

Uno degli esempi più eclatanti dello sprezzo dello Stato di diritto nel nostro Paese, da parte del precedente governo e purtroppo anche di quello attuale, è nei confronti dei migranti, con una politica totalmente inumana di gestione di un fenomeno naturale.
In particolare, i decreti sicurezza sono di tutta evidenza, e a giudizio non solo della politica ma anche di della giurisprudenza, decreti che calpestano in modo plateale i diritti umani più basilari e fondamentali, a partire dal diritto alla vita.
Quali possono essere gli anticorpi?
Abbiamo la fortuna di far parte di un sistema che si chiama Unione Europea, pertanto abbiamo la speranza che se non l’Italia almeno l’istituzione superiore, quindi l’UE, possa porre un freno rispetto ad atti di questo tipo che condizionano pesantemente la convivenza civile nel nostro Paese.
Perché il problema non riguarda solo i migranti, che arrivano qui in Italia, in Europa; i riflessi di quello che accade si hanno nella popolazione italiana. Perché i decreti sicurezza proclamano l’attuazione di iniziative per la sicurezza dei cittadini ma producono l’effetto opposto, creano insicurezza.
E se non c’è scandalo rispetto a queste iniziative legislative, come penso debba essere, è, di nuovo, perché si fa un uso distorto dell’informazione. Pensiamo anche alla legittima difesa. Oggi abbiamo, rispetto anche solo un decennio fa, i livelli più bassi dei tassi di criminalità, eppure la percezione comune è di vivere in un Paese più insicuro. E per questo riteniamo accettabile che venga approvata una legislazione securitaria, quando non ce ne sarebbe bisogno; il paradosso è che si accetti una limitazione delle libertà per fronteggiare un pericolo immotivato, un’emergenza che nemmeno esiste.
E quindi uno dei pilastri che possono preservare lo Stato di diritto nel nostro Paese e nell’Unione è quello di salvare un’informazione libera e sana, corretta. Uno dei punti più importanti ma più complicati da attuare perché con la diffusione dell’informazione social e del digitale è ancora più difficile, abbiamo ancora meno strumenti per mettere quei paletti assolutamente indispensabili.

Rispetto alla ICE sullo Stato di diritto, che è un’iniziativa che noi sosteniamo, sappiamo essere molto complicata ma non per questo non va tentata, al contrario. Perché è un’iniziativa che, come si dice, arriva dal basso e può per questo avere una forza di persuasione nei confronti dell’Istituzione molto importante. Perché se non si raccogliesse il milione di firme darebbe il senso che un numero importante di cittadini, peraltro in più Paesi dell’Unione, sente quella come una necessità.

Infine, credo fermamente dovremmo riprendere con forza la battaglia per gli Stati Uniti d’Europa, quello dev’essere l’obiettivo. È necessario, direi indispensabile, far fare all’Unione europea quel passo in più nella politica di completamento dello stato dell’unione per arrivare agli Stati Uniti d’Europa, il che farebbe fare un passo in avanti anche nella questione del rispetto dei diritti dei cittadini e fra gli Stati membri.


* Incontro organizzato da ALDE Party Individual Members, con il supporto di Friedrich Naumann Foundation for Freedom e in collaborazione con Radicali italiani e +Europa
Napoli, 5 ottobre 2019

QUI l’audiovideo, a cura di Radio Radicale.


 

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